Funtanazza di Alcamo, non è più tempo di promesse. Ieri il sopralluogo di Quinci

di Redazione Alpa Uno ·

Funtanazza di Alcamo, non è più tempo di promesse. Ieri il sopralluogo di Quinci

Un patrimonio naturalistico di straordinario valore, un edificio simbolo lasciato per anni al degrado e una domanda che torna con forza: quale futuro attende Monte Bonifato e la Funtanazza? Il sopralluogo effettuato dal presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, insieme ad amministratori e rappresentanti del movimento ABC Alcamo Bene Comune, ha riacceso il confronto su una delle questioni più delicate per il territorio alcamese. Al centro del dibattito c’è la Funtanazza, struttura storica immersa nella Riserva Naturale Orientata Bosco d’Alcamo che oggi mostra tutti i segni dell’abbandono. Anni di incuria, emergenze legate agli incendi, vincoli ambientali e archeologici e una complessa macchina burocratica hanno finora impedito qualsiasi reale rilancio dell’area.

Dal sopralluogo emerge però un punto fermo: non è più possibile rinviare le decisioni. Lo ha sottolineato lo stesso Quinci, che ha parlato della necessità di un approfondimento serio e di un piano d’intervento capace di affrontare una ristrutturazione radicale dell’immobile. Un percorso che, inevitabilmente, impone una riflessione sulle procedure avviate e sulle manifestazioni d’interesse già in campo. Il presidente del Libero Consorzio ha anche richiamato alla realtà dei numeri. Le risorse economiche disponibili sono limitate e l’ente provinciale non può sostenere da solo il peso di un’operazione tanto complessa. Da qui la proposta di costruire una cabina di regia condivisa che coinvolga Regione Siciliana, Comune di Alcamo, Forestale, enti gestori e associazioni ambientaliste. L’obiettivo immediato è duplice: garantire la messa in sicurezza dell’area, soprattutto in vista della stagione degli incendi, e definire un cronoprogramma chiaro per il recupero della Funtanazza. Un percorso che potrebbe anche aprire alla collaborazione con soggetti privati, purché venga salvaguardata la natura pubblica del bene. Sul fronte politico, il movimento ABC-ControCorrente spinge affinché il destino della struttura non venga deciso esclusivamente sulla base di criteri economici. L’idea è quella di trasformare il complesso in uno spazio multifunzionale, capace di generare servizi, occasioni culturali e opportunità di fruizione pubblica senza snaturare l’identità del luogo.

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