Funierice, è guerra sulle nomine: Fauci diffida i soci e denuncia conflitti d’interesse

di Redazione Alpa Uno ·

Futuro della società che gestisce la funivia ad Erice, M5S attacca sindaco

Non è più solo una frattura interna, ma un caso amministrativo che rischia di finire nelle aule di giustizia: sulla gestione della Funierice Service S.r.l. esplode lo scontro tra l’ex direttore generale Germano Fauci e i soci pubblici, il Comune di Erice e il Libero Consorzio comunale di Trapani. Fauci ha notificato una diffida formale contro la nomina del nuovo amministratore unico, puntando il dito sulla posizione del dottor Gandolfo Spagnuolo e su presunti conflitti d’interesse che, secondo l’ex dg, renderebbero incompatibile il suo ruolo. Il nodo centrale è rappresentato da quattro procedimenti di lavoro in corso che vedono contrapposti lo stesso Fauci e Spagnuolo insieme alla società, oltre alla nomina già avvenuta di un curatore speciale da parte del Tribunale di Trapani proprio per la gestione del conflitto. Numeri che, secondo l’accusa, non lascerebbero margini di interpretazione: “un dato oggettivo, non un’opinione”, sostiene Fauci, che richiama anche il limite dei due mandati già espletati dall’attuale vertice. Un elemento che alimenta le perplessità anche sul piano politico, con le opposizioni che chiedono chiarezza. Ma il terreno più scivoloso riguarda la legittimità dell’intera procedura di selezione.

Nel mirino finisce la delibera n.52 del 25 giugno 2025 del Consiglio comunale di Erice, che – secondo la diffida – conterrebbe indirizzi vincolanti ignorati nella redazione del bando. In particolare, viene contestata l’assenza di una motivazione formale sulla scelta dell’amministratore unico rispetto a un consiglio di amministrazione, oltre alla mancanza di un coordinamento tra i due soci pubblici, che detengono quote paritarie. La diffida apre anche un fronte sui conti, con la richiesta di verifiche sull’eventuale utilizzo di risorse della società per sostenere spese legali personali legate ai contenziosi. Un’accusa pesante, che chiama in causa possibili responsabilità amministrative e contabili e che potrebbe innescare ulteriori accertamenti. Lo scenario resta ad alta tensione. Se le nomine dovessero andare avanti senza tener conto delle contestazioni, il rischio è quello di una raffica di ricorsi per illegittimità. E a quel punto, più che uno scontro politico, sarebbe la tenuta stessa della società – e del servizio che gestisce – a finire sotto pressione.

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