Femminicidio Samarate: «Gerardi capace di intendere e volere». La difesa attacca: «Valutazioni razziste sulla Sicilia»

L’alcamese Vincenzo Gerardi “era pienamente capace di intendere e di volere quando, il 16 aprile 2025 a Samarate, in provincia di Varese, uccise la moglie Teresa Stabile”, anche lei originaria di Alcamo. È questa la conclusione della perizia depositata dalla criminologa Stefania Zeroli, nominata dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio nell’ambito del processo per il femminicidio della donna, con la quale i rapporti erano da tempo deteriorati.
Si tratta di un documento destinato a pesare sulla sentenza, poiché esclude che il delitto possa essere ricondotto a un’incapacità mentale dell’imputato. Secondo la consulente della Corte, infatti, è “scorretto attribuire alla malattia mentale ciò che appartiene alla responsabilità dell’uomo”. Una valutazione che si discosta nettamente dalla tesi sostenuta dal difensore, l’avvocato Vito Di Graziano, il cui consulente aveva parlato di un’azione compiuta in seguito a un “corto circuito” favorito da uno stato ansioso-depressivo e da una forma di gelosia delirante.
Per la perizia della Corte, al contrario, l’omicidio non sarebbe il frutto di un improvviso cedimento psicologico, ma “il punto terminale di un lungo percorso motivazionale e relazionale”. Alla base del gesto ci sarebbe stata l’incapacità di Gerardi di accettare la fine del matrimonio con Teresa Stabile, sposata nel 1993 dopo sei anni di fidanzamento.
Nel frattempo, esplode la polemica sui contenuti della relazione. La criminologa richiama infatti “il contesto culturale in cui Gerardi è cresciuto, facendo riferimento alla Sicilia di circa cinquant’anni fa, dove il matrimonio assumeva un legame indissolubile e una fondamentale forma di riconoscimento sociale”. Secondo l’esperta, la richiesta della moglie di interrompere il rapporto avrebbe messo in discussione non soltanto il legame affettivo, ma il ruolo stesso dell’imputato come marito, padre e uomo. Tuttavia, precisa la perizia, questo contesto non può in alcun modo essere considerato una giustificazione del delitto.
L’avvocato Vito Di Graziano promette battaglia nel controesame della criminologa, previsto per l’udienza di domani, lunedì, definendo “razziste e fuori tempo alcune valutazioni contenute nella perizia”. La relazione sarà discussa davanti alla Corte d’Assise dove, oltre alla questione della capacità di intendere e di volere, resta al centro del processo anche il tema della premeditazione: un’aggravante sostenuta dal pubblico ministero Ciro Caramore e fermamente respinta dalla difesa.