Familiari delle vittime di mafia, allarme pool DNA svuotato, rischi per la ricerca della verità

Un grido d'allarme severo, che parte dalla voce di chi sulle stragi di mafia ha pagato il prezzo più alto e che risuona con forza straordinaria in un territorio come quello trapanese, da sempre crocevia dei misteri di Cosa Nostra. Il Coordinamento Nazionale dei Familiari delle Vittime di Stragi e Attentati ha diffuso un duro comunicato per denunciare il rischio di un ridimensionamento di fatto del Pool Stragi all'interno della Direzione Nazionale Antimafia. A far scattare la protesta sono state le denunce sollevate dal magistrato Antonino Di Matteo, che ha segnalato un grave ostacolo alla circolarità delle informazioni e al coordinamento delle indagini sui mandanti esterni del biennio 1992-1993, depotenziazione di quel ruolo di impulso unitario che fu fortemente voluto da Giovanni Falcone.
Tra i firmatari del documento figura Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo e guida del Movimento Agende Rosse, da sempre in prima linea per sostenere la ricerca della verità. Nel mirino del Coordinamento finiscono sia la gestione della Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Chiara Colosimo, sia l'operato del Procuratore Nazionale Giovanni Melillo, accusati di minimizzare la portata delle indagini organiche sul progetto eversivo-stragista. Da qui la richiesta urgente alle istituzioni democratiche per una convocazione d'urgenza dei magistrati Di Matteo e Melillo al CSM e in Commissione Antimafia, per chiarire il rispetto delle dinamiche interne e garantire che la ricerca della verità non subisca nuovi stop.
Tra le firme in calce al documento si contano i nomi dei familiari dei martiri delle pagine più drammatiche della nostra storia recente: oltre a Salvatore Borsellino e Roberta Gaetani (fratello e nipote del giudice Paolo Borsellino) e le famiglie degli agenti di scorta Agostino Catalano e Antonio Montinaro per le stragi del 1992 di Capaci e Via D'Amelio, c'è anche Daniele Gabbrielli per gli attentati del '93 in Via dei Georgofili. L'appello incrocia anche la memoria delle stragi eversive di Bologna, Piazza della Loggia, Piazza Fontana, del Treno Italicus e del Rapido 904 con i contributi di Paolo Bolognesi, Manlio Milani e Federico Sinicato, unendosi alle battaglie di verità sulle vittime di mafia e 'Ndrangheta condotte dalle famiglie Agostino, Caccia, Ilardo, Mormile e da Angela e Gianluca Manca, legati al caso dell'urologo Attilio Manca e ai nodi irrisolti sulle coperture delle latitanze eccellenti.
Il Movimento Agende Rosse è da anni una presenza radicata che mira a mantenere vigile la coscienza collettiva su una terra in cui l'ombra dei depistaggi e il nodo dei mandanti eccellenti delle stragi continuano a pretendere chiarezza e giustizia.