Edilizia. Chiudono più imprese di quante ne nascano, giovani scelgono i social (Intervista)

Più imprese che chiudono rispetto a quelle che nascono, e una generazione che guarda altrove, sedotta dai modelli di successo promessi dai social: è il doppio allarme lanciato da Ance Sicilia sul futuro dell’edilizia nell’Isola, settore strategico ma sempre più fragile sul fronte del ricambio imprenditoriale. I numeri fotografano una realtà in affanno. Secondo l’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia, nel primo trimestre del 2026 le imprese attive nel comparto delle costruzioni sono poco meno di 22 mila ma il saldo è negativo: oltre 1600 chiusure contro appena meno di 700 nuove iscrizioni. Un dato che pesa ancora di più se si considera la struttura del tessuto produttivo: oltre la metà delle aziende è composta da micro realtà, spesso con un solo titolare o un unico addetto. Un situazione che appare insufficiente a garantire il futuro di un comparto chiave per l’economia regionale. A incidere è anche un fattore culturale.
“Se fai l’influencer o il consulente finanziario guadagni facile e veloce”: è questo il messaggio dominante che, secondo il presidente dei Giovani Imprenditori di Ance Sicilia, Gianluca Zaccaria, sta allontanando i giovani da mestieri tecnici e imprenditoriali più complessi ma solidi. Il risultato è una progressiva disaffezione verso l’edilizia, che si traduce non solo in carenza di manodopera, ma soprattutto in una crisi del ricambio generazionale. Molte imprese storiche si trovano oggi davanti a un bivio: passaggi generazionali incerti, figli che scelgono percorsi professionali completamente diversi, e un patrimonio di competenze che rischia di disperdersi. Un problema che non riguarda solo le aziende, ma l’intero sistema economico e infrastrutturale della Sicilia. Per invertire la rotta, il Gruppo Giovani Imprenditori di Ance Sicilia annuncia un tour nelle scuole, negli istituti tecnici e nelle università. L’obiettivo è raccontare cosa significa davvero fare impresa nel settore delle costruzioni, andando oltre gli stereotipi e restituendo dignità e attrattività a professioni troppo spesso considerate di serie B. Provare a incentivare un lavoro meno “facile” di quello promesso online, ma certamente più concreto e duraturo.
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