Economia: cave siciliane a rischio chiusura, imprese in allarme

Cave costrette a chiudere prima ancora di aver completato i giacimenti autorizzati e, a cascata, il rischio di fermare i cantieri per mancanza di materiali. È l’allarme lanciato dalle associazioni del comparto estrattivo siciliano contro gli effetti del decreto assessoriale del 10 giugno scorso, che modifica le norme di attuazione dei Piani paesaggistici regionali. A contestare il provvedimento sono Sicindustria Trapani-Sezione Marmi, Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna, Consicav e CNA Sicilia, che parlano di conseguenze pesanti per imprese, lavoratori e per l’intera filiera delle costruzioni. Nel mirino soprattutto le cave di materiali inerti che operano regolarmente e che si trovano oggi in aree sottoposte a vincolo paesaggistico intervenuto dopo l’avvio delle attività estrattive. Il problema, secondo le associazioni, si presenta alla scadenza delle autorizzazioni: se il giacimento non è stato ancora completamente sfruttato, le nuove disposizioni potrebbero impedire il rinnovo dell’autorizzazione anche quando servirebbe soltanto a portare a termine un progetto di estrazione già approvato. Le imprese avevano programmato costi, mezzi e attività considerando l’intero sfruttamento del giacimento e interrompere il lavoro significherebbe, secondo la categoria, compromettere la sostenibilità degli investimenti e produrre ricadute economiche e occupazionali. Ma il timore non riguarda soltanto le aziende estrattive. I materiali inerti provenienti dalle cave sono indispensabili per il settore delle costruzioni. Una riduzione dell’offerta locale potrebbe quindi tradursi in difficoltà di approvvigionamento per i cantieri, con effetti sui tempi di realizzazione e sui costi delle opere, sia pubbliche sia private. Da qui l’allarme per un possibile rallentamento dell’intero comparto edilizio regionale. Sul tavolo una richiesta precisa all'assessore regionale ai Beni culturali Francesco Scarpinato: un confronto istituzionale. Le associazioni affermano di aver chiesto più volte un incontro senza ottenere risposta. Ora chiedono di essere ascoltate prima che le scadenze delle autorizzazioni trasformino il problema delle cave in un problema per tutta la filiera delle costruzioni.