Donna all’anagrafe, uomo all’ufficio tributi, l’odissea di una contribuente di Castellammare

A Castellammare del Golfo la primavera non porta solo il profumo dei fiori, ma anche quello, ben meno gradevole, delle raccomandate. Per una cittadina del posto – che ha scelto di mantenere l’anonimato e di rivolgersi alla nostra redazione – l’arrivo della busta verde è ormai un appuntamento fisso, quasi rituale. Dentro, puntuale, l’ennesimo sollecito di pagamento per la TARI: una tassa già saldata o, peggio, intestata a qualcuno che ufficialmente esiste… ma non è lei. O meglio, è lei, ma in versione maschile. Una storia che si ripete da anni. L’indirizzo è corretto, nome e cognome coincidono perfettamente. Eppure, per il sistema tributario comunale e per la società di riscossione, quella contribuente è un uomo. A stabilirlo è il codice fiscale, che nel suo caso riporta il genere maschile, generando un vero e proprio “alter ego” fiscale: stesso nome, stessa casa, ma identità diversa. E, soprattutto, moroso. “Ogni anno è la stessa storia”, racconta la donna. “Apro la busta e trovo richieste di pagamento che non mi appartengono. Ma il paradosso più grande è che per il Comune io sono un uomo. Un fantasma che vive con me e che, puntualmente, non paga le tasse.” Un errore apparentemente banale, probabilmente nato da una trascrizione sbagliata o da un dato inserito male anni fa, che però nessuno è mai riuscito – o forse davvero interessato – a correggere in modo definitivo. E così il caso, da semplice disguido burocratico, assume contorni quasi grotteschi. In un momento storico in cui il tema dell’identità di genere è al centro del dibattito pubblico, con percorsi spesso lunghi e complessi per il riconoscimento ufficiale, qui accade il contrario: basta un errore informatico per cambiare sesso a una persona. Ma solo, ironicamente, quando si tratta di incassare. “Ogni volta devo dimostrare chi sono, portare documenti, spiegare tutto da capo. Mi annullano l’avviso, si scusano, promettono di sistemare. Ma l’anno dopo ricomincia tutto.” Un cortocircuito amministrativo che non è solo una questione tecnica, ma che incide concretamente sulla vita quotidiana di una contribuente onesta: tempo perso, stress, frustrazione e un senso crescente di impotenza davanti a una macchina burocratica che sembra incapace di correggere se stessa.