Dalle cassate per i presidenti alle sfide del Corso: la nuova scommessa nel salotto di Alcamo

di Redazione Alpa Uno ·

Desertificazione corso stretto di Alcamo, chiude altro negozio storico

Ci sono luoghi che non sono semplici immobili, ma custodi della memoria collettiva di una città. Il civico 79 di Corso VI Aprile è uno di questi. Per ben 134 anni, a partire dal 1888 con il Bar Rubino e poi nel dopoguerra con la gestione raffinata dei fratelli Sanacori, quelle mura sono state il fulcro della vita sociale, economica e politica di Alcamo. Tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60, entrare in quel locale incuteva quasi timore reverenziale: lì dentro, davanti alla porta laterale di via Flavio Gioia, la Democrazia Cristiana decideva i destini politici del territorio, mentre fuori i giovani si appostavano per incrociare gli sguardi delle ragazze e le famiglie si godevano il rito domenicale del vassoio di dolci dopo la messa alla Madrice. Una tradizione culminata negli ultimi trent’anni con la gestione dei fratelli Mancuso sotto l’insegna del “Cafè Napoleon“, le cui celeberrime cassate con la ricotta di Corleone e le “minni di virgini” arrivavano fino a Roma, spingendo il senatore Ludovico Corrao a portarle in dono a Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi, o a ordinarne a decine per la festa degli ottant’anni di Marta Marzotto.

Poi, la saracinesca si è abbassata. Una ferita per l’identità cittadina arrivata sotto il peso del cambio di abitudini e, soprattutto, della desertificazione commerciale del centro storico nel tratto tra Porta Palermo e Piazza Ciullo, complice un’isola pedonale introdotta nel 2015 che ha visto nei vecchi gestori alcuni tra i più tenaci oppositori.

Oggi, però, la storia si rifiuta di interrompersi e si prepara a scrivere un nuovo capitolo: il nuovo locale inaugurerà ufficialmente giovedì 18 alle ore 18:00. Laddove molti temevano lo spettro dell’abbandono — sulla scia di quanto accaduto a Palermo con la scomparsa di storici caffè come il Mazara o il Roney — una nuova gestione ha deciso di raccogliere questa pesante eredità, riaccendendo le vetrine dello storico locale con un progetto ambizioso. La sfida non è da poco, ma i nuovi titolari guardano al contesto urbano con ottimismo: per loro Alcamo resta una cittadina vivace, dinamica e ricca di opportunità. Lungi dal considerare l’isola pedonale del Corso come un ostacolo insormontabile, la nuova proprietà la interpreta come uno stimolo, una scommessa per contribuire attivamente a rivitalizzare il centro storico, convinti che con la giusta proposta si possa riportare la gente a riappropriarsi del cuore pulsante della città.

Questo passaggio di testimone avverrà nel segno della continuità visiva e culturale. Consapevoli della responsabilità di gestire un simbolo per la comunità locale, i nuovi imprenditori assicurano che non ci sarà alcun taglio netto con il passato. Al contrario, i lavori di adeguamento sono stati portati avanti con il massimo rispetto del contesto, mantenendo intatti gli aspetti storici e architettonici originari per permettere a chiunque entri di respirare l’atmosfera e il prestigio strutturale che hanno caratterizzato il locale per oltre un secolo.

La stessa filosofia guiderà la produzione del laboratorio. La nuova pasticceria manterrà salde le proprie radici nella tradizione dolciaria alcamese: i clienti affezionati continueranno a trovare i pilastri di questo indirizzo, dalle storiche “minni di virgini” fino alle cassatine e ai classici con la ricotta. Ma per guardare al futuro, la tradizione verrà affiancata da una proposta moderna e innovativa, sia nelle tecniche di lavorazione che nell’offerta complessiva. Una scommessa imprenditoriale e culturale che, a partire da questo giovedì, tenterà di tenere insieme la nostalgia dei sapori storici e le nuove abitudini della città, dimostrando che il centro storico di Alcamo ha ancora molto da raccontare.

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