Crisi Idrica, l’Hotel Centrale chiede 300 mila euro di danni al Comune di Alcamo

di Redazione Alpa Uno ·

Erogazione dell’acqua in tilt ad Alcamo ancora per lungo tempo. Turni ogni 7-8 giorni

La cronica emergenza idrica di Alcamo approda sul piano giudiziario. La società proprietaria dell’Hotel Centrale, struttura ricettiva a quattro stelle nel cuore della città, ha formalmente messo in mora il Comune di Alcamo, chiedendo un risarcimento complessivo di 300 mila euro per i danni subiti a causa della prolungata e irregolare erogazione dell’acqua potabile. La richiesta, predisposta dal legale della società, l’avvocato Pasquale Tocco, comprende danni patrimoniali, non patrimoniali, compresi quelli esistenziali, e i danni direttamente subiti dall’attività commerciale, costretta da anni a fare i conti con una situazione che, secondo la difesa, compromette il normale svolgimento dell’attività alberghiera.

Al centro della contestazione vi è quella che viene definita una grave inadempienza contrattuale da parte dell’amministrazione comunale. Pur pagando regolarmente il servizio idrico, l’hotel sarebbe infatti costretto ad approvvigionarsi tramite autobotti private, sostenendo costi aggiuntivi per garantire agli ospiti un servizio essenziale. Una situazione che, secondo la società, non può più essere considerata un disagio temporaneo ma rappresenta ormai una condizione strutturale. La diffida mette in discussione la spiegazione fornita più volte dal Comune, secondo cui la carenza d’acqua dipenderebbe dalla ridotta disponibilità delle sorgenti.

Una tesi che la difesa definisce contraddittoria: se davvero l’acqua fosse insufficiente, si legge nell’atto, sarebbe difficile spiegare come le migliaia di autobotti private che quotidianamente operano sul territorio riescano a rifornirsi senza particolari difficoltà. Nel mirino anche le condizioni della rete idrica. Secondo quanto sostenuto verserebbe in uno stato di sostanziale abbandono, con perdite che arriverebbero a disperdere anche la metà dell’acqua disponibile. La vicenda apre un fronte che va oltre la richiesta di risarcimento avanzata da una singola impresa. Se dovesse approdare in tribunale, il caso potrebbe diventare un precedente anche per altre attività economiche e per i cittadini che da anni convivono con turnazioni sempre più lunghe e con il ricorso alle autobotti.

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