Crisi idrica, la Corte dei Conti punta il dito sulla Sicilia: “Non è solo colpa della siccità”

La crisi idrica in Sicilia non è soltanto il risultato della siccità e dei cambiamenti climatici, ma anche di anni di carenze amministrative, gestionali e infrastrutturali. È la conclusione a cui sono giunti i magistrati contabili della Corte dei Conti. La Sicilia dispone di una capacità di invaso teoricamente sufficiente a coprire il fabbisogno, ma il sistema continua a scontare ritardi nei collaudi e nelle manutenzioni delle 45 dighe presenti sul territorio. A questo si aggiunge una rete di distribuzione fortemente inefficiente, con perdite che in molte aree superano il 50%. Una fotografia che riguarda da vicino anche le province di Trapani e Palermo, dove il sistema della grande adduzione gestito da Siciliacque si confronta quotidianamente con reti comunali obsolete. Il risultato è sotto gli occhi di tutti i cittadini: turnazioni sempre più diradate, cisterne a secco e rubinetti senz’acqua. Attorno a Siciliacque, società partecipata al 75% da capitali privati e al 25% dalla Regione Siciliana, si sono sviluppati negli anni i capitoli più controversi della gestione dell’acqua nell’Isola. Secondo quanto evidenziato anche dall’assessore comunale alcamese Vittorio Ferro, da anni impegnato sul fronte delle condutture e delle forniture idriche, la soluzione di alcune criticità sulla rete di adduzione potrebbe consentire una distribuzione più regolare, con erogazioni anche ogni tre giorni. Siciliacque opera nella fase “a monte” del servizio idrico: si occupa cioè di prendere l’acqua dalle fonti di approvvigionamento, accumularla negli invasi, renderla potabile attraverso gli impianti di trattamento e trasferirla, attraverso una rete di grandi condotte, ai Comuni e ai gestori locali. È questo il cosiddetto servizio di “sovrambito”, che riguarda quindi il sistema regionale di approvvigionamento all’ingrosso, distinto dalla successiva fase di distribuzione nelle reti comunali fino ai rubinetti delle abitazioni. Un ruolo strategico, ma anche al centro di discussioni politiche e amministrative, soprattutto per il costo dell’acqua. Ad Alcamo, ad esempio, il Comune acquista da oltre dieci anni l’acqua da Siciliacque al prezzo di 0,69 euro al metro cubo, oltre Iva. Una tariffa che per contratto impegna l’ente fino al 2044.