Crisi all’Opera Pia Mangione di Alcamo: spiraglio istituzionale, ma resta l’incognita finanziaria

La crisi dell’Opera Pia Mangione di Alcamo entra in una fase critica: dopo giorni di silenzio, finalmente si registra un primo passo sul fronte istituzionale. È stato riunito un tavolo tecnico tra l’assessore alle Politiche sociali Baldo Mancuso, l’assessore Vittorio Ferro e la dott.ssa Vinci, responsabile della segreteria, con l’obiettivo di trovare una soluzione rapida al contenzioso sul pignoramento presso terzi ottenuto da un ex dipendente. L’ipotesi al momento più concreta è che l’amministrazione comunale si faccia carico delle rette maturate negli ultimi quattro mesi, così da soddisfare le somme dovute all’ex dipendente secondo il decreto ingiuntivo, permettendo alla struttura di ricevere le quote assistenziali dagli altri Comuni.
Tuttavia, questa misura non basterebbe a coprire la prossima rata, in scadenza nei prossimi giorni. Sul piano giuridico e finanziario, il commissario straordinario Rosario Candela ribadisce che le somme contestate sono assistenziali e, secondo l’articolo 545 del Codice di procedura civile, impignorabili perché destinate al sostentamento di persone fragili. Sul questo tema il Comune di Alcamo si rimette alla decisione del giudice incaricato, con udienza fissata per fine marzo prossimo. L’istituto affronta un debito complessivo di circa 200 mila euro, con otto rate ancora da pagare, e ha aderito alla rottamazione quinques, sostenuto da un prestito di 100 mila euro della Banca Don Rizzo di Alcamo.
A preoccupare maggiormente è l’aspetto umano. La struttura, attiva dal 1811, rappresenta un presidio sociale storico per gli ultimi e i più fragili del territorio: ospita circa 30 anziani, con spazi che comprendono cappella, sala mensa e giardino, e può arrivare fino a 50 posti. Vi lavorano circa 20 operatori, supportati da volontari e dalle suore, con suor Pasqualina responsabile della comunità, che continuano a garantire assistenza pur senza percepire lo stipendio. Nei locali trovano supporto anche persone non convenzionate con l’ente: famiglie con bambini, senza dimora o in gravi difficoltà possono mangiare, lavarsi, dormire, ricevere vestiti puliti e un riparo temporaneo. Nel frattempo l’avvocata dell’ IPAB Federica Vesco è in prima linea nelle trattative con il legale dell’ex dipendente, cercando un accordo che possa salvare la struttura.