Corte dei Conti: l’ex senatore D’Alì non dovrà risarcire 1,8 milioni allo Stato

Non dovrà versare allo Stato il milione e 800 mila euro richiesto dalla Procura contabile per il presunto danno d’immagine conseguente alla sua condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte dei Conti, presieduta da Maria Luisa Carra, ha infatti respinto la richiesta avanzata dal procuratore generale Pino Zingale nei confronti dell’ex senatore trapanese Antonio D’Alì. Secondo i giudici, infatti, i fatti contestati a D’Alì sono stati commessi prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice della giustizia contabile, avvenuta il 7 ottobre 2016, che disciplina anche le azioni per danno all’immagine della pubblica amministrazione.
Per la Procura contabile, il danno erariale coincideva con gli stipendi percepiti dall’ex senatore tra il 1994, anno della sua elezione al Senato, e il 2006, periodo nel quale ricoprì anche l’incarico di sottosegretario all’Interno nel secondo e terzo governo Berlusconi. La Corte dei Conti ha però accolto la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Giovanni Immordino. Nella sentenza si legge che i reati sono stati “consumati prima dell’entrata in vigore del Codice di giustizia contabile”, circostanza che rende irrilevante il fatto che la condanna definitiva sia arrivata successivamente.
La vicenda giudiziaria di D’Alì si è protratta per oltre sedici anni. L’ex senatore, oggi settantacinquenne, era stato raggiunto da un avviso di garanzia della Procura di Palermo con l’accusa di aver favorito gli interessi di Cosa Nostra e di aver messo il proprio ruolo istituzionale a disposizione di boss del calibro di Totò Riina e Matteo Messina Denaro. In primo grado e in appello era stato assolto per i fatti successivi al 1994 ed erano stati dichiarati prescritti quelli precedenti. Nel 2018, però, la Cassazione annullò la sentenza disponendo un nuovo processo di secondo grado. Da quel procedimento scaturì la condanna a sei anni di reclusione pronunciata nel 2021 e confermata definitivamente dalla Suprema Corte nel 2022. La pronuncia della Corte dei Conti chiude adesso un altro capitolo della lunga vicenda giudiziaria dell’ex senatore.