Compie 744 anni la bandiera siciliana, il Vespro parla ancora al presente

C’è una data che più di ogni altra segna la nascita politica della Sicilia: il 3 aprile 1282. Non il giorno della rivolta, ma quello della scelta. A Palermo prende forma la “Communitas Siciliae”, una confederazione libera di città che decidono di autogovernarsi. È qui che nasce anche la bandiera siciliana, simbolo di quell’unità: il rosso di Palermo e il giallo di Corleone, colori che ancora oggi raccontano un’alleanza e un’identità. Il Vespro Siciliano, scoppiato pochi giorni prima, il 30 marzo, quando I Siciliani al grido di “ANTUDO”, iniziarono a uccidere ogni francese che incontravano con inaudita violenza, si trasforma così in un progetto politico. Le città siciliane si riconoscono parte di un’unica comunità, anticipando modelli di organizzazione che, per molti storici, rappresentano uno dei primi esperimenti di confederazione in Europa. E mentre Palermo diventa il centro decisionale, il territorio trapanese gioca un ruolo tutt’altro che marginale. Tra i protagonisti emerge la figura di Palmerio Abate, nobile legato a Trapani, uomo chiave nella tessitura diplomatica che porterà all’arrivo di Pietro d’Aragona. È lui a garantire che la fascia costiera nord-occidentale resti sotto controllo siciliano, impedendo agli Angioini di riorganizzarsi via mare. Un ruolo strategico lo svolgono anche le terre tra Alcamo e Castellammare del Golfo. Qui si estendeva il feudo di Inici che con il suo castello fa da vero e propro snodo logistico e l’intero comprensorio si trasforma in retrovia operativa della rivolta. Determinante anche il porto di Castellammare del Golfo. Dopo il 3 aprile, il castello a mare viene immediatamente rafforzato, per evitare che Carlo d’Angiò possa isolare la Sicilia occidentale e spezzare il fronte insurrezionale. Non ci sono sindaci o leader solitari: le decisioni sono collettive, il potere è diffuso. È questo il tratto distintivo della Communitas Siciliae, una forma embrionale di autogoverno che nasce dalla necessità ma si trasforma in visione politica. Quella bandiera nata in quei giorni ha attraversato i secoli fino a trovare una forma ufficiale moderna: l’adozione della versione attuale con i colori alternati è avvenuta con la legge n. 1 del 4 gennaio 2000. Dalle torri di avvistamento di Castellammare ai palazzi di Palermo, passando per i feudi dell’entroterra, il Vespro diede il via a un’idea di Sicilia che, almeno per un momento, seppe essere comunità.