Chiesto l’ergastolo per l’alcamese Vincenzo Gerardi, ora parola alla difesa

di Giuseppe Maniscalchi ·

Femminicidio di Teresa Stabile, oggi funerali. Sgomento fra i parenti alcamesi

Ergastolo. Questa la pena chiesta per l’alcamese Vincenzo Gerardi a conclusione della requisitoria del pubblico ministero Ciro Caramone ieri davanti ai giudici della Corte d’assise di Busto Arsizio per l’omicidio della moglie, anche lei di Alcamo, avvenuto il 16 aprile del 2025 a Samarate, provincia di Varese dove la coppia abitava. Per il Pm non ci sono dubbi: Gerardi era perfettamente capace di intendere e di volere, come si evince dalla perizia di una criminologa. “È provata l’aggravante della premeditazione – ha sostenuto il magistrato – e non ci sono ragioni per concedere le attenuanti generiche. L’ergastolo è l’unica pena possibile ed è quella che questo caso merita”. La richiesta è arrivata al termine di una lunga requisitoria nella quale la Procura ha ricostruito tutte le fasi che hanno preceduto il femminicidio, sostenendo che non si sia trattato di un gesto improvviso, ma dell’epilogo di una violenza maturata nel tempo all’interno di una relazione ormai compromessa. Secondo Caramore, Teresa Stabile era da tempo vittima di un rapporto caratterizzato da controllo, sopraffazione e maltrattamenti, culminato nell’omicidio. “È stato l’approdo finale di un rapporto tossico”, ha affermato il pubblico ministero.

A rafforzare l’impianto accusatorio sono soprattutto gli elementi raccolti durante le indagini: diverse lettere lasciate dall’imputato e un documento definito dallo stesso Gerardi come un “testamento”, datato proprio 16 aprile e indicato come la “fine di tutto”. Per la Procura rappresentano prove evidenti che il delitto fosse stato pianificato e non determinato da un impulso improvviso. Nel corso dell’udienza di ieri Gerardi ha reso dichiarazioni spontanee dicendo: “Provo un grandissimo rimorso, non ho mai desiderato la morte di mia moglie”. Uno dei momenti più delicati della requisitoria ha riguardato quanto sarebbe accaduto nei mesi precedenti al femminicidio. Secondo quanto emerso nel processo, Teresa Stabile si sarebbe rivolta ai carabinieri di Samarate per denunciare l’ex marito. In almeno un’occasione, però, sarebbe stata invitata a riflettere prima di procedere con la querela. “Le è stato detto che era un brav’uomo e di pensarci bene”, ha ricordato Caramore, definendo la vicenda “grave e dolorosa”. Il magistrato ha sottolineato come un intervento più deciso avrebbe forse potuto evitare la tragedia.

Pur precisando che questo aspetto non riguarda direttamente il giudizio nei confronti di Gerardi, il pubblico ministero ha parlato di una responsabilità morale da parte di chi non avrebbe colto i segnali di pericolo. Per quella gestione, due militari dell’Arma erano stati successivamente sospesi disciplinarmente. Il processo è ormai alle battute conclusive. Il 20 luglio sarà la volta degli interventi delle parti civili e della difesa, sostenuta dall’avvocato Vito Di Graziano mentre la sentenza è attesa per veenerdì 24 luglio. Quel giorno la Corte d’Assise di Busto Arsizio dovrà decidere se accogliere la richiesta della Procura e condannare Vincenzo Gerardi all’ergastolo per il femminicidio di Teresa Stabile, un delitto che ha profondamente segnato Samarate e riacceso il dibattito sulla tutela delle donne vittime di violenza e sull’efficacia degli strumenti di prevenzione.