Castello di Baida, tre anni e mezzo di attese e nessun intervento

Da oltre tre anni il Castello di Baida aspetta interventi che non arrivano. Nel frattempo il degrado continua ad avanzare, alimentando la preoccupazione di residenti che vedono uno dei simboli storici del territorio deteriorarsi giorno dopo giorno. È una vicenda che racconta il difficile rapporto tra la tutela del patrimonio culturale e i tempi della macchina amministrativa, mentre il rischio è che, quando si passerà finalmente dalle carte ai cantieri, possa essere troppo tardi. L’allarme era stato lanciato all’inizio del 2023 dal rettore della chiesa di Sant’Anna, don Michele Antonino Crociata. Da allora -secondo una nota diffusa da un gruppo di residenti e indirizzata al sindaco di Castellammare del Golfo, trasmessa per conoscenza anche alla Curia e alla Soprintendenza- si sono susseguite segnalazioni, richieste di intervento e passaggi amministrativi, senza che però si arrivasse all’apertura di un cantiere capace di mettere in sicurezza il maniero. Il Castello di Baida, risalente al 13° secolo e impreziosito dal caratteristico portale gotico-catalano, presenta criticità ormai note da tempo. Infiltrazioni, lesioni, umidità e deterioramento del portale d’ingresso descrivono un quadro che, secondo chi da anni segue la vicenda, richiede interventi non più rinviabili. Nel dicembre 2024 -si legge nella nota- era stata avviata la procedura per l’indagine di mercato e un nuovo passaggio è arrivato nel marzo 2026 con un’ulteriore determinazione dirigenziale, ma anche questo iter non si è tradotto nell’avvio dei lavori. Le conseguenze dell’incuria non si limiterebbero alla perdita di un bene storico, ma anche sul piano della sicurezza, soprattutto in occasione della festa di Sant’Anna, quando Baida richiama numerosi fedeli e visitatori. Tra i residenti c’è soprattutto una paura: che il Castello di Baida possa seguire la sorte del castello di Inici. Un paragone che pesa come un monito. Anche quel maniero, dopo decenni di incuria, arrivò al crollo della torre nel 1998, trasformando un patrimonio storico in una ferita ancora aperta per il territorio.