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Castellammare del Golfo: maxi investimento da 22 mln di euro per un impianto fotovoltaico in contrada Celso

di Redazione Alpa Uno ·

Caro energia: impianti fotovoltaici pronti ma inutilizzati, la denuncia della CNA Trapani

Un investimento imponente da 22 milioni di euro che promette di proiettare la zona industriale di Castellammare del Golfo nel cuore della transizione ecologica siciliana, ma che porta con sé non pochi interrogativi sull'impatto e sulla sostenibilità reale dei grandi impianti nel territorio. Il progetto del parco fotovoltaico Zi Celso, promosso dalla società GC Castellammare S.r.l. — braccio operativo riconducibile al gruppo francese Qair — ha compiuto il suo passo amministrativo decisivo con il decreto del Dipartimento Regionale dell'Ambiente dello scorso aprile, che ha dato via libera alle verifiche ambientali ante operam dando seguito al parere della Commissione Tecnica Specialistica.

L'infrastruttura, accreditata per una potenza installata di 25 megawatt, viene sostenuta da un'operazione finanziaria in project financing di altissimo profilo che vede l'intervento di colossi del credito come il gruppo Crédit Agricole e Le Crédit Lyonnais, con la regia legale di prestigiosi studi internazionali come DWF e BonelliErede per blindare aspetti autorizzativi, finanziari e fiscali.

Ma dietro l'impalcatura finanziaria e l'entusiasmo per le risorse private sul territorio emergono le consuete ombre legate al consumo del suolo, all'effettiva ricaduta economica per la comunità locale e alla pressione esercitata dalle grandi multinazionali dell'energia sulle aree industriali ed agricole dell'agro trapanese.

Benché l'insediamento avvenga in un'area a destinazione produttiva -Zona D-, sottrarre decine di ettari a futuri insediamenti artigianali o manifatturieri rischia di vincolare lo sviluppo economico della zona per i prossimi trent'anni ad un'unica funzione. C'è poi il tema della ricaduta occupazionale: terminata la fase di cantiere, l'impianto a regime richiederà pochissimo personale per la sola manutenzione.

Si ripropone così l'annoso dibattito sul cosiddetto "colonialismo energetico": grandi capitali esteri che investono in Sicilia per immettere energia nella rete nazionale, lasciando ai territori ospitanti solo l'impatto visivo e infrastrutturale. Resta ora da capire quali saranno le compensazioni ambientali ed economiche negoziate con il Comune di Castellammare e se la transizione ecologica saprà tradursi in un beneficio concreto anche per le tasche di cittadini e imprese locali, o se rimarrà un affare riservato ai grandi fondi d'investimento.