Caso Ruvolo: la difesa punta all’annullamento delle misure cautelari

La difesa dell’avvocato alcamese Ubaldo Ruvolo ha presentato un doppio ricorso al Tribunale del Riesame di Palermo. L’obiettivo dei legali Pietro Riggi e Antonio Turrisi è quello di azzerare le restrizioni attualmente a carico del noto professionista, sostenendo che il drastico ridimensionamento del quadro accusatorio renda superflue le misure cautelari.
Il primo ricorso sarà discusso lunedì prossimo e riguarda la richiesta di annullamento dell’obbligo di dimora nel comune di Alcamo.
Il secondo provvedimento – un appello tecnico per cui deve ancora essere fissata la data dell’udienza – punta invece a revocare il divieto temporaneo di esercitare la professione forense, della durata di un anno, disposto dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Trapani.
Accuse ridimensionate: cade l’associazione a delinquere
La linea della difesa si basa sul fatto che le contestazioni più gravi mosse inizialmente dalla Procura sono già cadute davanti al GIP. Il giudice ha infatti respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dal Pubblico Ministero, escludendo l’ipotesi di reato associativo e ritenendo insussistenti due capi d’imputazione relativi a una presunta corruzione in atti giudiziari.
Secondo l’impianto accusatorio originario, Ruvolo sarebbe stato al vertice di un’organizzazione dedita alle truffe assicurative tramite la messinscena di falsi incidenti stradali. Un’ipotesi che però non ha retto al primo vaglio del GIP.
Le contestazioni residue e gli altri indagati
La posizione dell’avvocato Ruvolo si è dunque notevolmente alleggerita. Nel caso in cui si arrivasse al processo, il professionista dovrà rispondere di sei capi d’imputazione: tre episodi di presunta falsa testimonianza e tre di presunta tentata truffa. Durante l’interrogatorio di garanzia, lo stesso Ruvolo si è detto fiducioso di poter dimostrare la propria totale estraneità anche rispetto a queste ultime contestazioni.
L’inchiesta coinvolge complessivamente 29 persone. Anche per gli altri indagati il GIP ha respinto le richieste di misure cautelari avanzate dal PM (che chiedeva tre arresti domiciliari, oltre a obblighi di dimora e di firma); tutti i soggetti coinvolti restano pertanto indagati a piede libero.