Carini, l’istituto chiuso dal Vaticano e la truffa da 210mila euro

Prima è intervenuto il Vaticano, alcuni giorni fa la Procura della Repubblica. La valutazione sulla gestione delle “Sorelle missionarie della misericordia” di Carini, nel 2024, ha portato alla “soppressione” dell’istituto religioso. Successivamente è partita l’inchiesta, giunta ora al giro di boa con l’avviso di conclusione delle indagini per truffa, notificato a suor Antonina Cataldo e al suo braccio destro Giuseppa Cardinale.
L’istituto è stato chiuso al termine delle verifiche del delegato pontificio. A Roma hanno scelto Domenico Mogavero, vescovo emerito di Mazara del Vallo, ed è stato lui a coordinare il lavoro. Le “Sorelle missionarie della misericordia” hanno presentato due ricorsi al collegio apostolico – l’ultimo lo scorso febbraio – ma hanno sempre avuto torto.
Al momento mancano gli ultimi adempimenti legati all’amministrazione dei beni dell’istituto religioso, al destino delle sette sorelle che ne fanno parte (laicizzarle o indirizzarle verso un altro ordine?) e al percorso di “carità spirituale” nei confronti delle persone che frequentavano la struttura.
Le vicissitudini di suor Antonina, figura carismatica a cui erano profondamente legati, sono state un trauma per i fedeli, molti dei quali ne difendono l’operato. In seguito, però, sono arrivate le denunce di sette fedeli che si sono sentiti raggirati dalla suora. Quest’ultima avrebbe chiesto donazioni sostanziose, anche per l’acquisto di articoli “benedetti”, al fine di evitare la punizione divina o per chiedere la grazia di fronte alle difficoltà della vita che mettono a dura prova la fede. Nell’atto di accusa del pm Bonaccorso, il conteggio viene fissato in “almeno 210 mila euro (dei quali 177.500 in contanti)”. Ci sono tuttavia persone pronte a giurare sull’onestà della suora e sulla missione che ha abbracciato fin da ragazza.