Calatafimi Segesta è “Civitas Mariae”, il Consiglio comunale approva all’unanimità

di Redazione Alpa Uno ·

Calatafimi Segesta è “Civitas Mariae”, il Consiglio comunale approva all’unanimità

Calatafimi Segesta diventa ufficialmente “Civitas Mariae”. È il Consiglio comunale, con il voto unanime dei presenti, a sancire il nuovo titolo della città, dopo la delibera adottata dalla Giunta lo scorso 9 settembre e il decreto del vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli. Un riconoscimento che affonda le sue radici nella storia religiosa della comunità e, in particolare, nella devozione alla Madonna di Giubino, co-patrona della città insieme al Santissimo Crocifisso.

La proclamazione non arriva dunque come un atto isolato, ma si inserisce in una tradizione che attraversa secoli e che ha nella Madonna di Giubino uno dei suoi simboli più forti. L’immagine della Vergine fu incoronata dal Capitolo Vaticano nel 1779, un passaggio che oggi viene richiamato come elemento centrale dell’identità religiosa calatafimese. Il decreto che inserisce Calatafimi Segesta nel circuito delle “Civitas Mariae” era stato annunciato in occasione della solennità della Madonna di Trapani, patrona della Diocesi. In aula consiliare, accanto ai rappresentanti dell’amministrazione e del Consiglio, era presente anche una delegazione dell’Associazione Madonna del Giubino, che cura la devozione mariana insieme alla Chiesa locale e alle parrocchie San Silvestro Papa e Maria Santissima Consolatrice. Il sindaco Francesco Gruppuso ha definito l’approvazione un momento di “profonda commozione” e “enorme orgoglio cittadino”, sottolineando come il provvedimento rappresenti, nelle intenzioni dell’amministrazione, la formalizzazione di un legame già profondamente radicato nella comunità.

“Quando si tratta delle nostre radici e della nostra storia, Calatafimi Segesta sa camminare unita”, ha detto Gruppuso, ringraziando il Consiglio comunale per la compattezza dimostrata nel voto e il vescovo Fragnelli per il decreto che ha reso possibile la proclamazione. La giornata si è conclusa nel segno della tradizione, con la preghiera e il canto devozionale in lingua siciliana dedicato alla Madonna di Giubino. Un rito che restituisce il senso di un titolo che, prima ancora di essere scritto in una delibera, vive nella memoria e nelle pratiche di una comunità.

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