Avviato, a Trapani, processo per peculato a 15 amministratori di Airgest

di Piero Messana ·

Avviato, a Trapani, processo per peculato a 15 amministratori di Airgest

Con la trattazione delle questioni preliminari e relative all’ammissione dei Comuni di Castelvetrano e Pantelleria come parti civili, ha preso il via a Trapani, presso l’aula bunker del tribunale, il processo scaturito dalla mala-gestio degli accordi di co-marketing per l’aeroporto “Vincenzo Florio” di Birgi, a carico dell’Airgest, la società di gestione dello scalo. 15 i rinviati a giudizio fra ex consiglieri della società. Tutti hanno scelto di essere processati con il rito ordinario.

Tra gli indagati l'attuale presidente Salvatore Ombra, accusato anche di peculato per il mancato versamento di oltre 18 milioni di euro di tassa addizionale comunale. L'inchiesta, condotta dal pm Rossana Penna, riguarda l’intera gestione finanziaria dell'Airgest e la falsa iscrizione in bilancio delle somme per il co-marketing, utilizzate per garantire le rotte alla Ryanair.

Il gupaveva parzialmente prescritto alcuni reati, riconoscendo però la legittimità delle accuse di peculato per cui sono stati rinviati a giudizio, oltre a Salvatore Ombra, anche gli ex presidenti Paolo Angius e Franco Giudice, Salvatore Castiglione e Fabrizio Bignardelli in passato vicepresidenti, Giuseppe Russo e Giancarlo Guerrera, direttori generali pro tempore e Vittorio Fanti come amministratore delegato. Tutte cariche ricoperte a vario titolo dal 2009 fino al 30 giugno 2018. Oltre a loro rinviati a giudizio anche Luciana Giammanco, Gioacchino Lo Presti, Letteria Dinaro, Michele Maggio, Antonino Di Liberti, Antonio Lima e Antonino Galfano, accusati a vario titolo di false comunicazioni sociali in concorso tra loro.

L'indagine sui vertici dell'Airgest partì a seguito un esposto di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle. Le accuse riguardavano il periodo dal 2010 al 2016 e principalmente i rapporti tra la società di gestione dell'aeroporto di Birgi e la Ryanair. A finire sotto la lente di ingrandimento è stato soprattutto l'accordo di co-marketing siglato nel gennaio 2014 tra Airgest, ventiquattro comuni trapanesi e il vettore irlandese: un accordo triennale per complessivi 7 milioni di euro.

Secondo la procura "a fronte di costanti perdite d'esercizio subite", gli imputati capitalizzavano detti costi tra le immobilizzazioni immateriali alla voce "costi di ricerca, sviluppo e pubblicità". In questa maniera la società concorreva a determinare il risultato di esercizio per la sola quota del 20% annuo anziché per l'intero. Fra le accuse anche il mancato versamento della tassa addizionale comunale, un'imposta riferita ai diritti d'imbarco dei passeggeri, che avrebbe generato improprie disponibilità finanziarie all'Airgest necessarie a ripianare le difficoltà economiche e strutturali.