Assolta ma niente risarcimento, la Cassazione chiude il caso dell’alcamese Perricone

Assolta con formula piena perché «il fatto non sussiste», ma senza alcun risarcimento per i 14 mesi trascorsi tra carcere e arresti domiciliari. È la decisione definitiva della Corte di Cassazione sul caso di Girolama Maria Lucia Perricone, 59 anni, di Alcamo, coinvolta anni fa in un’inchiesta su presunti illeciti nella gestione di appalti e finanziamenti pubblici. La donna era stata arrestata nel 2016 nell’ambito di un’indagine che ruotava attorno al cugino Pasquale Perricone, accusato di truffa e bancarotta. Gli investigatori ipotizzavano l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata ad aggiudicazioni irregolari di appalti e all’ottenimento illecito di fondi pubblici. In quel contesto la 59enne finì in manette e rimase privata della libertà per oltre un anno: circa quattro mesi in carcere e altri dieci agli arresti domiciliari. Il processo, però, ha raccontato un’altra storia.
Nel 2021 il tribunale di Trapani l’ha assolta dai reati di associazione a delinquere e intestazione fittizia di beni, riconoscendo che i fatti contestati non sussistevano. Una pronuncia che, almeno sul piano penale, ha sancito la sua innocenza. Dopo l’assoluzione, la difesa aveva chiesto il risarcimento per ingiusta detenzione, ma la Corte d’Appello di Palermo ha respinto la richiesta. Una decisione ora confermata anche dalla Cassazione, che ha ritenuto come il comportamento della donna abbia contribuito a trarre in inganno gli investigatori, configurando una forma di colpa grave. Tra gli elementi valutati dai giudici anche alcune intercettazioni telefoniche nelle quali Perricone parlava con il cugino di questioni legate alle società finite sotto la lente dell’inchiesta. Circostanze che, secondo i magistrati, avrebbero reso plausibile il sospetto investigativo, pur rivelatosi infondato sul piano penale. Il risultato è un paradosso giudiziario solo apparente: innocente per la legge, ma senza diritto al risarcimento per il periodo trascorso in detenzione. Una linea interpretativa ormai consolidata nelle decisioni della Cassazione, secondo cui l’assoluzione non basta da sola a far scattare l’indennizzo se il comportamento dell’imputato ha contribuito, anche indirettamente, a generare l’errore giudiziario.