Alcamo. Operazione “Aquila”: dalle condanne per spaccio ai contatti con i clan di Palermo e Roma

Sono state depositate le motivazioni delle sentenze legate all’operazione antidroga “Aquila”, condotta tra il 2018 e il 2020 dalla squadra investigativa del commissariato di polizia di Alcamo. L’indagine aveva fatto luce su un articolato sistema di spaccio: cocaina e hashish venivano venduti in diversi punti della città, con consegne che, all’occorrenza, avvenivano anche a domicilio.
Le condanne per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato sono state emesse dal Gup del Tribunale di Palermo:
- Fabio Musso (alcamese, 43 anni): quattro anni e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di 20 mila euro. Doveva rispondere anche di porto abusivo di arma da fuoco.
- Fabio Provenzano (partinicese, 42 anni): quattro anni e quattro mesi di reclusione.
- Francesco Camarda (alcamese, 48 anni): quattro anni e quattro mesi di reclusione.
- Giuseppe Cataldo (alcamese, 58 anni): quattro mesi di reclusione e mille euro di multa.
Per Provenzano, Musso e Camarda è stata inoltre disposta la sospensione della patente di guida per tre anni. È stata invece assolta con formula piena l’alcamese Maria Grazia Todaro, di 45 anni. Per tutti gli imputati l’accusa principale era di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Per gli altri 22 imputati che hanno scelto il rito ordinario, invece, il processo è tuttora in corso davanti ai giudici del Tribunale di Trapani. Durante le udienze, gli investigatori del commissariato stanno illustrando l’imponente attività investigativa che portò al blitz.
Determinanti per le indagini sono state le intercettazioni telefoniche, che hanno fatto emergere uno spaccato dettagliato degli affari della banda. La cocaina veniva venduta nella piazza di Alcamo a circa 70 euro a dose. Parte dello stupefacente arrivava da Palermo e Partinico, per poi essere distribuito anche nei comuni limitrofi come Castellammare del Golfo, Balestrate e Trappeto.
L’inchiesta ha inoltre portato alla luce diversi episodi di intimidazione nei confronti di alcuni giovani assuntori e delle loro famiglie per costringerli a pagare i debiti di droga. Infine, le indagini si sono incrociate con altri filoni investigativi, rivelando contatti con ambienti vicini alla cosca mafiosa dei Vitale di Partinico e collegamenti con il clan rom dei Casamonica a Roma.