Alcamo non dimentica: il ricordo dei 250 internati nei lager nazisti e la pietra d’inciampo per i fratelli De Blasi

Quasi 250 cittadini alcamesi vissero sulla propria pelle l’inferno dei campi di concentramento nazisti, tornando a casa segnati per sempre dalle privazioni e dalle violenze patite. In occasione di questa giornata di memoria, la città di Alcamo rende omaggio al sacrificio dei suoi concittadini e di tutti gli italiani che scelsero la via della Resistenza “dall’interno”, opponendosi con fermezza al regime fascista e all’occupante tedesco.
Tra le storie emblematiche di quel tragico capitolo della Seconda guerra mondiale spicca quella dei fratelli Giuseppe e Andrea De Blasi. All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, entrambi rifiutarono categoricamente di collaborare con l’esercito del Terzo Reich e di aderire alla Repubblica Sociale Italiana di Salò. Un diniego pagato a caro prezzo: vennero fatti prigionieri e deportati nei lager in Germania per essere destinati al lavoro coatto.
In particolare, Giuseppe De Blasi conobbe la drammatica realtà dello Stalag X B e successivamente dello Stalag XI A, soffrendo fame, torture e maltrattamenti nella città di Thale prima di poter finalmente fare ritorno nella sua Sicilia al termine del conflitto. Per perenne memoria del loro valore, entrambi i fratelli sono stati insigniti della Medaglia d’Onore dello Stato italiano e ricordati con una pietra d’inciampo collocata in via Longarico, proprio davanti a quella che fu la loro ultima dimora ad Alcamo.
La vicenda dei fratelli De Blasi s’inserisce nella più vasta ed eroica pagina scritta dagli oltre 700 mila soldati italiani che, catturati dopo l’8 settembre, si rifiutarono di servire il Reich venendo ridotti in schiavitù nei campi di lavoro. Un sistema di sfruttamento sistematico riassunto nella terribile formula nazista Vernichtung durch Arbeit (distruzione attraverso il lavoro), volta all’eliminazione pianificata dei prigionieri mediante turni massacranti, denutrizione grave e totale assenza di assistenza medica nelle miniere e nelle fabbriche d’armi.
Un destino segnato da una data: il 20 settembre 1943. In quel giorno, Adolf Hitler ordinò di riclassificare i prigionieri di guerra italiani come “Internati Militari Italiani” (IMI), al preciso scopo di privarli delle garanzie e delle tutele internazionali previste dalla Convenzione di Ginevra.
Un’eredità morale che richiama le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Va rivolta – e va espressa – la nostra riconoscenza a uomini che tanto hanno dato alla nostra libertà e al nostro benessere, quando l’esito era incerto e il rischio personale altissimo. Questa riconoscenza non deve mai venire meno».