Al Policlinico Giaccone sospeso il servizio IVG, mancano medici non obiettori

di Alessandra Tamburello ·

Al Policlinico Giaccone sospeso il servizio IVG, mancano medici non obiettori

Un foglio scritto a penna, affisso sulla porta dell’ambulatorio. Al Policlinico Paolo Giaccone di Palermo il servizio di interruzione volontaria di gravidanza è temporaneamente sospeso e l’avviso è comparso direttamente davanti all’ambulatorio: un foglietto attaccato con il nastro adesivo. A determinare lo stop, secondo quanto riferito da fonti interne alla struttura e riportato da la Repubblica, sarebbe la carenza di personale non obiettore. Una situazione che avrebbe ormai messo sotto pressione l’organico impegnato nel garantire il servizio, tanto che il personale non obiettore, secondo le stesse fonti, avrebbe accumulato difficoltà anche nella fruizione delle ferie. Attualmente, secondo le informazioni disponibili, nel pubblico il servizio resta garantito all’ospedale Ingrassia il lunedì, al Cervello-Villa Sofia il mercoledì e al Civico il venerdì; a questi si aggiunge la casa di cura Candela. Il problema diventa ancora più evidente considerando che i presidi palermitani possono intercettare anche una domanda proveniente da territori vicini, dove l’offerta è più limitata. La sospensione del Policlinico significa togliere temporaneamente un punto della rete e, inevitabilmente, concentrare ulteriormente la domanda sugli altri servizi, già organizzati su finestre temporali ristrette. È qui che la vicenda si intreccia con il dato regionale sull’obiezione di coscienza. La relazione del ministero della Salute sull’attuazione della legge 194, pubblicata nel marzo scorso e riferita ai dati del 2023, indica per la Sicilia una quota del 78,6% di ginecologi obiettori di coscienza. Un dato che non consente, da solo, di spiegare ogni singola difficoltà organizzativa, ma che rende evidente quanto la disponibilità di personale non obiettore sia una componente decisiva per la tenuta concreta del servizio. Ma c’è un elemento che resta, al di là delle ragioni organizzative: una donna che scopre davanti a una porta chiusa, attraverso un foglio scritto a penna, che il suo diritto all'aborto comporta un pellegrinaggio significa aver lasciato sulle sue spalle anche il peso di un’organizzazione che dovrebbe invece garantirle certezza e continuità nell’accesso a una prestazione sanitaria prevista dalla legge.

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