Alcamo, “Voto di scambio”. Nicolosi chiede la revisione del processo

Non si dà pace Antonio Nicolosi, 58 anni, carabiniere in pensione ed ex consigliere comunale di Italia dei valori, condannato a 18 mesi pena sospesa per il reato di voto di scambio. Sentenza confermata due mesi dalla Corte d’appello di Palermo. Reato che si riferisce alle elezioni comunali del 2012.

Gli altri indagati tra i quali l’ex senatore Nino Papania e l’allora più stretto collaboratore Massimiliano Ciccia, che avevano scelto il rito abbreviato, sono stati assolti.  L’ex politico, eletto alle comunali con Italia dei Valori  e poi ripropostosi alle regionali, con Futuro e Libertà, era stato l’unico degli imputati, assieme a Giuseppe Milana poi assolto, ad avere scelto il rito ordinario.

Antonio Nicolosi, in primo grado venne condannato, nell’aprile del 2018, dal giudice monocratico del tribunale di Trapani Piero Grillo per  voto di scambio. Nicolosi subì anche la condanna al pagamento delle spese processuali. Ora Antonio Nicolosi ha rinunciato a presentare ricorso in Cassazione ed ha chiesto la revisione del processo. “Mai commesso voto di scambio – dice Antonio Nicolosi –. Le indagini dei carabinieri che vanno dal novembre 2011 a marzo 2012 – sono state caratterizzate dalle intercettazioni telefoniche.

Ma nei due gradi del processo sono state ascoltate parzialmente e quindi non è venuta a galla la completezza delle conversazioni. Nessun dei testimoni che frequentavano le associazioni, dove venivano distribuiti generi alimentari, ha mai parlato di dazioni in cambio di voti. Sono l’unico da avere scelto il rito ordinario perché convinto della mia innocenza. Per tale motivo chiedo la revisione del processo”. Secondo i pm, Antonio Nicolosi ottenne alle amministrative del 2012 un boom di consensi: 400 preferenze, anche grazie all’illecito voto di scambio. In pratica avrebbe offerto generi alimentari in cambio di voti.

Accusa che l’ex carabiniere ha sempre fermamente respinto. Altri imputati dello stesso processo, condannati in primo grado nell’aprile del 2016, vennero poi assolti tutti in appello. E’ invece stata confermata anche in Appello la condanna a sei mesi precedentemente disposta dal gup Fontana nei confronti dii altri due imputati, Giuseppe Bambina e Giuseppe Galbo, confermata un mese fa dalla Cassazione.