Alcamo, torna lo spettro dell’impianto a biogas: iter ripartito e progetto ridimensionato

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Progetto ridimensionato e riparte l’iter autorizzativo per l’impianto di biogas che potrebbe sorgere in contrada Vallone-Monaco ad Alcamo. Questa mattina al Dipartimento regionale per l’Ambiente si è aperta la procedura che dovrebbe portare all’autorizzazione con la convocazione di un’apposita conferenza di servizi. La ditta Asja ha presentato alcune integrazioni, motivo per cui scattano ulteriori 30 giorni per le osservazioni. Per cui al momento nessuna autorizzazione ma potrebbe essere solo una questione di tempo.

In questo modo il Comune, che al progetto originario avevano negato ogni qualsivoglia autorizzazione, verrebbe di fatto scavalcato un po’ come sta avvenendo nella vicina Terrasini dove è stato autorizzato dalla Regione un impianto di compostaggio. Continua a non convincere il progetto nonostante sia stato ridimensionato: oggi la capacità massima di rifiuto organico che si vorrebbe trattare è di 90 mila tonnellate l’anno contro i 140 del progetto originario, ed inoltre è stato eliminato il processo di incenerimento.

A presenziare stamattina alla conferenza di servizio il sindaco Domenico Surdi: “Da parte nostra c’è molta attenzione ma non possiamo nascondere anche una certa preoccupazione – afferma -. Anche se il progetto risulta essere stato ridimensionato comunque continua a non convincerci. Entreremo maggiormente nel dettaglio tecnico nei prossimi giorni ma ad una prima visione appare ancora oggi un impianto sovradimensionato”.

Ad vere espresso dissenso anche il gruppo parlamentare all’Ars del Movimento 5 Stelle ed il senatore alcamese pentastellato Antonio Lombardo: “Senza un piano regionale dei rifiuti vigente, – sostengono – la conferenza dei servizi al dipartimento regionale per l’ambiente per l’autorizzazione di un impianto a biometano nel territorio di Alcamo è assolutamente anacronistica. Il progetto per la realizzazione di tale impianto non è coerente con il principio di prossimità, è dannoso per la salute dei cittadini e dell’ambiente e pertanto non andrebbe in alcun modo autorizzato”.

Da un sommario calcolo tecnico fatto dai grillini in provincia di Trapani la frazione umida di rifiuto che si produce in provincia di Trapani è pari a 30 mila tonnellate l’anno con il 36 per cento medio di raccolta differenziata. Scarti che attualmente sono gestiti presso l’impianto di compostaggio aerobico a biocelle sito a Marsala e autorizzato per una capacità totale di 55 mila tonnellate l’anno. Pure auspicando il raggiungimento del 65 per cento di raccolta differenziata, la proiezione della quantità complessiva di umido da trattare della provincia di Trapani, in ogni caso, non potrebbe superare mai 70 mila tonnellate l’anno.

Dunque l’eventuale nascita di un impianto di biometano ad Alcamo di quelle dimensioni appare sproporzionato, a meno che non si vogliano convogliare lì i rifiuti provenienti da altre province. “I territori e i sindaci – sostiene la deputata Valentina Palmeri – non possono essere espropriati del loro ruolo istituzionale”.