Alcamo-Rifiuti, arriva l’Aro: come si orienterà il Comune?

Si mette in moto anche nella zona del trapanese servita dall’Ato rifiuti 1, che abbraccia tra gli altri ci comprensori dell’alcamese e del marsalese, la macchina organizzativa per costituire il nuovo ambito che, salvo proroghe, dovrà gestire a partire dal prossimo 16 gennaio il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Proprio in questi giorni la società dell’Ato posta in liquidazione sta selezionando tecnici e professionisti che saranno chiamati a predisporre la redazione di uno studio preliminare propedeutico alla definizione delle strategie di quello che sarà il nuovo assetto del servizio. Da vedere come si comporterà il Comune di Alcamo dal momento che ha la possibilità di gestire, secondo la nuova legge regionale, in autonomia il servizio essendo un Comune al di sopra dei 5 mila abitanti. Con gli Aro il servizio cambia nella sua impostazione: i Comuni in pratica si occuperanno direttamente di gestire e dare in affidamento ad aziende private, tramite gara d’appalto, lo spazzamento e la raccolta dei rifiuti; di competenza saranno, inoltre, la determinazione del piano industriale e le decisioni riguardo le forme di attuazione della raccolta differenziata nel territorio di riferimento. In questo modo, incidentalmente, verrà a cadere anche la necessità di ricorrere ai cosiddetti “noli a caldo” per la raccolta dei rifiuti: saranno le società private a doversi occupare della raccolta stessa, attenendosi al bando della gara d’appalto. In questo modo, almeno sulla carta, ci potrebbero essere importanti risparmi per il comune e di conseguenza per i cittadini. Un’autonoma gestione farebbe di fatto ritornare l’assetto del servizio al periodo precedente alla nascita dei fallimentari Ato, quando i costi erano nettamente inferiori. Ci sono Comuni che nell’ultimo decennio, da quando cioè è entrato in vigore l’Ato, si sono visti moltiplicare i costi anche di 10 volte. Ad Alcamo quest’anno c’è stata una sensibile diminuzione dell’imposta ma dopo la batosta dello scorso anno con tariffe medie di aumento per le famiglie che sono state attorno al 40 per cento. Una famiglia tipo, composta da quattro persone che abita in un appartamento di 100 metri quadrati, paga 285 euro. Un solo componente invece 160 euro, con due si sale a 224 euro. Così via via sino a 6 o più componenti che devono sborsare 311 euro. Per ciò che concerne invece le attività imprenditoriali, commerciali, produttive e altre tipologie la storia cambia. Ci sono state per alcune tipologie delle diminuzioni, per altre invece vere e proprie stangate con aumenti che sono oscillati tra il 2 e il 92 per cento: il picco più alto lo hanno dovuto assorbire i negozi di frutta e verdura ma anche per le farmacie, edicole e tabaccheria, bar, uffici e banche. Nella predisposizione di questo studio il professionista incaricato, che avrà un compenso di 4 mila e 500 euro, dovrà anzitutto verificherà le disponibilità di attrezzature e infrastrutture al servizio del territorio e sulle base di queste quindi potrà dare indicazioni, mettendo in risalto anche quelle che sono le criticità.