Alcamo-Processo morte piccolo Lorenz, ordinati altri esami del Dna

Nuovi esami di tipo biologico sono stati disposti dal tribunale di Trapani riguardo al caso della morte ad Alcamo del piccolo Lorenz Renda, il bimbo di 5 anni trovato morto nella sua abitazione di via Amendola nel luglio del 2014 a causa di un’overdose di farmaci antidepressivi. In particolare sono stati disposti nuovi esami del dna su bicchieri e bottiglia di latte trovati sul tavolo dell’abitazione e sequestrati a suo tempo dalla polizia quando venne scoperto il corpo senza vita del piccolo. Intanto nell’udienza di ieri che era incentrata sulle risultanze delle perizie tossicologiche affidate all’Università di Palermo è emersa una diversa concentrazione di tracce del presunto farmaco che avrebbe stroncato la vita del bimbo rispetto a quelle evidenziate a suo tempo dall’istituto di medicina legale di Palermo il giorno in cui venne effettuata l’autopsia sul corpo della vittima. Sono state analizzate le macchie presenti nel lenzuolo del letto in cui è stato trovato morto il piccolo e altre tracce biologiche sul corpo di Lorenz e sulle urine della madre. Sono comunque state rinvenute tracce di composizioni del farmaco antidepressivo che era stato prescritto alla madre di Lorenz, Aminta Altamirano Guerrero (nella foto), unica imputata al processo per la morte dei figlio. Si presume infatti che sia stata lei a far ingerire al piccolo una dose massiccia di questo farmaco sino a provocarne la morte. In realtà, secondo la ricostruzione della polizia, la donna aveva manifestato intenzioni suicide per entrambi ma alla fine morì solo il figlio. Ciò che si ipotizza è che a un certo punto l’imputata se ne sia pentita, ma nel momento in cui lanciò l’allarme per chiedere che venisse soccorso il figlio non c’era più nulla da fare. La donna, secondo alcune ricostruzioni, pare vivesse un momento di forte depressione per l’allontanamento del marito, con cui i rapporti erano tesissimi tanto da portarlo ad emigrare e trovare lavoro come pizzaiolo in Germania. Una sorta di separazione, collegata anche alle difficoltà economiche, che l’avrebbe potuta portare a fare qualche sciocchezza. L’esame autoptico sul corpo del bimbo evidenziò un’intossicazione di farmaci, la donna cadde più volte in contraddizione e alla fine venne fermata dalla polizia e portata in carcere. Nelle precedenti udienze sono stati ascoltati altri testimoni al processo: la sorella del padre del piccolo, suo marito e il sostituto commissario della polizia di Alcamo Enzo Biondo riguardo ai comportamenti della Guerrero antecedenti alla tragedia. Testimonianze che si sono rese necessarie anche per far emergere un quadro più chiaro dell’imputata in relazione alla sua presunta depressione e alle sue intenzioni, reali o meno, di suicidarsi con il figlioletto. La sorella del padre del bimbo ha sostenuto che fino al mese di marzo del 2014, durante i colloqui con gli assistenti sociali che seguivano proprio la Guerrero, le sarebbe stato riferito che questa non aveva particolari problemi psicologici. Quindi nulla avrebbe fatto presagire ad eventuali intenzioni suicide della donna.