Alcamo, perquisizioni del NAS per laboratorio di analisi. Dramma di una donna ed esposto in Procura

Un’intera giornata di perquisizioni, da parte dei carabinieri del NAS e di quelli della locale compagnia, nei locali appartenenti al laboratorio di analisi ‘Emolab’ che sorge ad Alcamo in via Torquato Tasso. I militari, presentati di buon mattino, si sono messi alla ricerca di elementi utili a corroborare la loro indagine. La proprietà del centro, che fa capo al consorzio Koala, era rappresentata dal legale di parte, l’avvocato Vincenzo Abate. Gli inquirenti stanno continuando il loro lavoro per provare ad acclarare, o meno, il reato di truffa al servizio sanitario nazionale.

La vicenda, il 16 ottobre scorso e dopo una serie di controlli, aveva portato al sequestro del macchinario utilizzato dalla Emolab di Alcamo per la processazione dei tamponi molecolari. I carabinieri del NAS avevano scoperto sia l’applicazione da parte della struttura di un prezzo raddoppiato rispetto a quanto previsto dalla circolare della Regione per avere la convenzione, 100 euro piuttosto che 50, ma anche forti dubbi sulla veridicità dei risultati di negatività e di positività. Su quest’ultimo aspetto si innesta l’esposto di una donna di Trapani che, attraverso l’avvocato Salvatore Galluffo, è arrivato in Procura.

Il documento porterebbe a un’ipotesi di “responsabilità colposa per morte in ambito sanitario”. Le nuove indagini già scattate partirebbero dal decesso di una donna proprio per Covid. Abitava nel capoluogo trapanese, nella stessa della sorella e del cognato. Quest’ultimo si era sottoposto al tampone che era risultato negativo. L’analisi era stata eseguita proprio nel laboratorio di Alcamo. La storia della donna e della sua famiglia è alquanto amara. La sorella è morta a causa del Covid e il marito si è salvato. Tutta la famiglia è stata praticamente contagiata. Il medico del nucleo familiare li aveva indirizzati al laboratorio ‘Emolab’, uno dei pochissimi che in quel periodo effettuava l’analisi dei tamponi molecolari in provincia. Al test si sottopose soltanto l’uomo che, il 25 settembre, ricevette il risultato: negativo al Covid.

La storia, però, non finisce qui. Le  condizioni, dell’uomo, infatti, non migliorarono e il medico di famiglia richiese il ricovero. Proprio in ospedale si scoprì la positività e venne anche fuori l’esigenza della terapia intensiva. La storia però, a breve, divenne tragedia perché la moglie di 66 anni, sorella della donna che ha presentato adesso l’esposto, qualche giorno dopo finì in ospedale dove morì nel giro di un paio di settimane. Anche lei era positiva al Covid. Secondo i familiari che hanno adesso inoltrato l’esposto in procura puntando il dito contro il laboratorio alcamese di analisi, se si fosse saputo subito dell’infezione del cognato, l’intervento sanitario sarebbe stato più tempestivo e la donna si sarebbe potuta salvare.

Sarà adesso la procura di Trapani, assieme ai carabinieri del Nas che proprio oggi hanno effettuato le perquisizioni, a trovare l’eventuale correlazione fra l’errata diagnosi rilasciata dal laboatorio alcamese e il decesso, oltre che appurare se l’uomo, al momento dell’esecuzione del primo tampone nei locali di Emolab, non fosse stato realmente negativo. L’inchiesta potrebbe essere anche più vasta. Dubbi, in tal senso, sono stati sollevati da una casa di cura del trapanese che però non avrebbe subito danni dall’eventuale errata lettura dei tamponi. Pare invece che altre persone abbiano già presentato esposti perché in possesso di referti, con esito negativo, rilasciati dal centro alcamese di analisi cliniche.