Alcamo-Operazione Freezer: silenzio dei sei indagati davanti al giudice

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Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere le sei persone raggiunte dalle ordinanze di custodia cautelare in carcere dell’operazione della polizia di Stato e Dia di Trapani, che ha inferto un duro colpo e probabilmente azzerato la famiglia mafiosa di Alcamo che fa capo a Ignazio Melodia. In manette sono finiti oltre al “dutturi”, uno dei suoi più stretti collaboratori ovvero Salvatore Giacalone, detto “u professuri” perchè ha insegnato in corsi di formazione per la guida di mezzi pesanti, tenutisi a Marsala. Negli ambienti della mafia alcamese e castellammarese, Giacalone veniva chiamato “panza rossa”. E ancora Antonino Stella, originario di Marsala, Vito Turriciano di Castellammare, detenuto, e gli alcamesi Filippo Cracchiolo e Giuseppe Di Giovanni. Soggetti questi tenuti costantemente sott’occhio dalle forze dell’ordine ma il là all’operazione “Freezer” è stata data dalla denuncia di un imprenditore. L’analogia con altre operazioni è evidente. Un esempio ? Quella di “Cemento del Golfo” avviata dai carabinieri dopo una serie di denunce di imprenditori che avevano subito attentati di vario genere, incendiari in particolare. Ma se avessero denunciato prima, non avrebbero evitato danni materiali e recuperata una certa tranquillità ? Dall’operazione “Freezer” emerge che raramente gli imprenditori oggetto di “visite sgradite” con la richiesta di pizzo si rivolgono immediatamente agli inquirenti. Anche se oggi pur lentamente sembra che il vento stia cambiando. E a proposito di richiesta di soldi. Pare che all’inizio i titolari di un’impresa di Mazara, impegnata in lavori pubblici ad Alcamo Marina, abbiano negato di avere ricevuto richieste di soldi. Così come un commerciante alcamese quasi si scusa con Ignazio Melodia, che lo rimprovera per i modi bruschi del figlio che manda a qual paese gli scagnozzi della mafia che vanno a chiedere soldi. In effetti se si valutano le richieste di assistenza presentate dalle vittime del pizzo all’Associazione antiracket e antiusura di Alcamo di strada ancora ce ne tantissima da fare. L’Associazione, fondata nel 2004, oggi presieduta da Vincenzo Lucchese, ha avuto soltanto una richiesta di aiuto per quanto riguarda il pizzo. Paradossalmente quella di Vincenzo Artale, dopo avere subito un attentato e presentato denuncia. Artale oggi figura tra gli imputati dell’operazione “Cemento del Golfo”. L’Associazione, con sede nella via XI Febbraio, ha assistito negli anni una decina di persone vittime degli usurai e si è sempre costituita parte civile nei vari processi che hanno visto alla sbarra mafiosi o “cravattai”. “Ci costituiremo parte civile anche per l’operazione “Freezer” – dice il presidente Vincenzo Lucchese. Noi continuiamo ad invitare le vittime di pizzo e usura a rivolgersi alla nostra associazione che fornisce qualsiasi tipo di assistenza il tutto con la massima discrezionalità e nella tutela delle vittime che denunciano, solo così si può arginare e cercare di debellare il fenomeno”. Ricordiamo che nel 2008 lo storico monsignor Vincenzo Regina aderì all’Associazione antiracket e antiusura, dando alle stampe due volumi in cui emerse il suo impegno contro la mafia. La chiesa si schierò apertamente con l’Associazione. In quell’occasione monsignor Regina fu l’ideatore di un decalogo, una sorta di dieci comandamenti contro pizzo e usura ancora oggi di grande attualità. Il decalogo  in risposta al manuale del perfetto mafioso trovato in uno dei covi durante gli arresti di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio. Un decalogo quello di monsignor Regina da rileggere.