Alcamo-Ok al rendiconto 2015 del Comune in chiaroscuro: quanti soldi persi….

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Il Comune di Alcamo riesce a rispettare il patto di stabilità per il 2015: tra mille difficoltà bilanciate anche entrate e spese correnti. Seppur finanziariamente il municipio alcamese non scoppi di salute riesce comunque a restare a galla pur però dovendosi misurare con una serie di criticità legate soprattutto alle nuove norme sull’armonizzazione contabile che non consentono più di mascherare i grossi problemi degli enti locali come negli anni passati. La giunta del sindaco Domenico Surdi ha varato il rendiconto del 2015 imputabile comunque alle due legislatura a cavallo del sindaco Sebastiano Bonventre e del commissario straordinario Giovanni Arnone. Si è riusciti in primis a ridurre il disavanzo definito “tecnico” dagli uffici Finanziari del Comune rispetto all’anno precedente: si è passati da un passivo di un milione e mezzo di euro a un milione e 440. Tra le entrate e le spese si è garantito un sostanziale equilibrio, anzi si è chiuso l’esercizio leggermente in attivo. Si è chiuso con un avanzo di amministrazione di 30 milioni di euro, in realtà però del tutto accantonato perché all’interno vi sono crediti di dubbia esigibilità e fondi vincolati, da qui nasce per l’appunto il disavanzo. Ora la manovra verrà trasmessa al consiglio comunale per la sua approvazione definitiva. “Fatta salva l’attendibilità accertata dagli organi competenti – ha evidenziato il neoassessore al Bilancio Roberto Scurto – la gestione si riferisce al 2015 ed è imputata all’amministrazione precedente. Pertanto la nostra amministrazione non può far altro che prendere atto delle risultanze contabili”. Precisazione che lo stesso assessore ha fatto a margine dell’atto deliberativo approvato. Un messaggio che appare forte e chiaro verso l’assise le cui scelte tecnico-amministrativo-politiche non sono frutto chiaramente della visione del nuovo governo cittadino targato Movimento 5 Stelle. Infinito l’elenco dei residui attivi che corrispondere a periodi antecedenti al 2011, quindi crediti di dubbia esigibilità: tra tasse, multe, finanziamenti e trasferimenti extracomunali, si parte addirittura dal 1987 per arrivare al 2010. Soldi, pari all’incirca a 24 milioni di euro, che difficilmente il Comune potrà recuperare come oltretutto segnalato dai revisori dei conti a più riprese perché si tratta di somme oramai andate in prescrizione. Un vero patrimonio che negli anni la burocrazia e la politica, colpevolmente, si sono lasciati sfuggire.