Alcamo-Morte piccolo Lorenz, niente impronte digitali

ALCAMO – Sempre più in salita la strada per l’accusa nell’ambito del processo ad Aminta Altamirano Guerrero, la donna messicana finita sotto processo per la morte del figlio di appena 5 anni trovato senza vita nella loro abitazione del centro storico di Alcamo. Ieri è emerso nel corso del dibattimento al tribunale di Trapani che non è stata rinvenuta alcuna impronta digitale sul flacone di antidepressivo che sarebbe stata la causa del decesso del bambino secondo gli inquirenti che portarono avanti l’indagine. Si ipotizza infatti che sia stata la donna a far ingoiare al piccolo Lorenz una quantità enorme di farmaco che gli avrebbe provocato un arresto cardiocircolatorio nel luglio dello scorso anno. Il flacone venne rinvenuto all’interno del sacchetto dell’immondizia della stessa abitazione in cui vivevano la Guerrero ed il figlioletto. Il perché non siano state trovate impronte resta difficile da spiegare. Secondo gli inquirenti che indagarono sul caso è possibile che ogni traccia sia stata volutamente cancellata oppure che vi sia stata una fuoriuscita di farmaco che avrebbe potuto eliminare tutto. Altro mistero che si affianca a quello del campione di sangue prelevato all’imputata che è andato distrutto. Un prelievo che sarebbe stato fatto per verificare in che quantità la Guerrero avesse assunto il farmaco che ha ucciso il figlioletto, ma all’indomani all’ospedale alcamese fu riferito che il reperto era inutilizzabile e per questo venne distrutto. L’autopsia sul corpo del bimbo fece emergere che la morte è stata procurata dall’eccessiva ingestione dell’antidepressivo utilizzato dalla madre. Gli investigatori hanno riferito di avere rinvenuto, all’interno di un secchio della spazzatura, un flacone vuoto ma che era perfettamente chiuso e con il dosatore inserito. Secondo gli inquirenti quel flacone, che aveva una chiusura di sicurezza, non poteva essere stato richiuso da un bambino. Inoltre gli inquirenti avrebbero confermato le intenzioni suicide della donna, riportate in un foglietto che è stato sequestrato dalla polizia all’interno dell’abitazione. Inizialmente era trapelata l’ipotesi che Lorenz avesse potuto approfittare di una distrazione della madre avendo ingerito autonomamente il medicinale. Con il passare delle ore, a seguito anche della ricostruzione fatta dalla polizia scientifica che ha letteralmente rivoltato come un calzino l’abitazione, si è invece prospettata tutt’altra ipotesi. Dentro casa sarebbe stata trovata una lettera in cui, in termini molto confusi, la messicana dava disposizioni annunciando la morte propria e del figlio e chiedeva che non venisse eseguita l’autopsia sui loro corpi. Di fronte all’incalzare delle domande degli investigatori la giovane sudamericana sarebbe caduta più volte in contraddizione, raccontando sempre versioni diverse. Nonostante tutto non ha mai ammesso di avere ucciso il figlio. Gli inquirenti hanno trovato diverse scatole di ansiolitici in casa: questo il farmaco usato dalla donna che non ha mai superato lo shock della separazione dal marito, un alcamese emigrato in Germania con cui avrebbe avuto ancora dei forti contrasti.