Alcamo-Morte piccolo Lorenz, decesso per “inalazione” scartato

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Lorenz Renda non è morto inalando l’antidepressivo della madre ma inghiottendo il farmaco. Questo il responso della relazione dei due periti nominati dalla corte d’Assise di Trapani dove è in corso il processo ad Aminta Altamirano Guerrero, unica imputata per la morte del bimbo di 5 anni nella sua abitazione di via Amendola di Alcamo nel luglio del 2015. Secondo la perizia depositata il decesso del piccolo non poteva essere stato causato semplicemente con le  eventuali “esalazioni” del farmaco ma dopo averlo ingerito in dosi massicce. Dunque arriva la conferma di questa ricostruzione dei fatti che in realtà non è mai stata messa in discussione se non nella precedente udienza dei giorni scorsi con l’ipotesi di una morte del bimbo per inalazione che da subito a tutti è parsa molto forzata. Il processo comunque va verso la sua conclusione. Il prossimo 2 maggio è fissata la prossima udienza con le conclusioni del pubblico ministero e del legale di parte civile. Ad oggi il dubbio che avvolge la vicenda è se Lorenz sia morto per avere ingerito autonomamente il farmaco oppure se ad averglielo dato sia stata la madre in un attimo di sconforto dal momento che pare avesse manifestato intenzioni suicide. In una delle scorse udienze era emersa una importante novità: sul tappo del flacone dell’antidepressivo che assumeva la donna erano state trovate tracce del dna del bambino e questo potrebbe rappresentare un punto di svolta del processo se si considera che la Guerrero avrebbe sostenuto di non avere costretto il figlio a ingurgitare una dose letale del suo farmaco, tesi dell’accusa, bensì sarebbe stato Lorenz stesso ad avere assunto l’antidepressivo in un momento di distrazione della donna. Le tracce del dna del bimbo sono state trovate, secondo quanto relazionato dai periti, sul tappo e sulla boccetta contenente il farmaco e persino all’interno del collo del flacone. Gli inquirenti che hanno ricostruito la triste vicenda hanno invece sempre affermato che ci fossero incongruenze nel racconto della madre che durante l’interrogatorio sarebbe caduta più volte in contraddizione. Inoltre l’antidepressivo in questione era dotato di una chiusura di sicurezza che, a detta del commissariato di polizia di Alcamo, non poteva essere aperto da un bambino di appena 5 anni.