Alcamo-Morte di Lorenz, ieri udienza a tratti drammatica, la sentenza il 19 febbraio

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Tre elementi inchioderebbero Aminta Altamirano Guerrero, condannata in primo grado a 24 anni di reclusione con la pesante accusa di avere ucciso, nel luglio di 5 anni fa, il figlio Lorenz di 5 anni. I tre elementi sottolineati dal procuratore generale della Corte d’assise d’appello di Palermo, durante la sua arringa riguardano la lettera trovata nella sua borsa dove scrive che se succede qualcosa la colpa è dei tradimenti e maltrattamenti del marito. Un sms indirizzato ad un’amica dove manifestava dolore e tristezza. E ancora l’appello a portare in Messico le sue ceneri per seppellirle nella sua città natia. Questi elementi, secondo l’accusa, disvelerebbero, la volontà suicida di Aminta. Questa tesi è stata confutata dai difensori Saro Lauria e Caterina Gruppuso. Quest’ultima con articolate argomentazioni ha sottolineato che si tratta di elementi a carattere indiziario e che non c’è stato un nesso di casualità tra la morte del bambino e il comportamento della madre, che ha sempre respinto le accuse. Come elemento per scagionare Aminta la difesa ha portato anche una serie di perizie genetiche sul flaconcino dal quale il piccolo Lorenz bevve il medicinale rivelatosi mortale. Hanno chiesto l’assoluzione di Aminta, mentre il Pg ha sollecitato la conferma a 24 anni di reclusione, dei quali quattro già scontati tra le carceri di Trapani e il Pagliarelli di Palermo. L’avvocato di parte civile Pietro Maria Vitiello, che assiste il marito Enzo Renda e i suoi familiari ha chiesto la conferma della condanna e l’accoglimento della richiesta tendente ad ottenere un aumento del risarcimento, che sarà liquidato in sede civile. La vicenda di Aminta Altamirano Guerrero viene seguita con particolare attenzione dal governo messicano, tanto che in tutte le udienze fin qui celebrate è stato sempre presente il console, dall’inizio alla fine, che risiede a Palermo. La prossima udienza per la sentenza è stata fissata per il 19 febbraio e la Corte si ritirerà in camera di consiglio dopo l’ultima replica dei difensori di Aminta. Sempre secondo Lauria e Gruppuso, Aminta Altamirano Guerrero, non si accorse in quella maledetta notte del 13 luglio di cinque anni fa che Lorenz aprì e bevve da una bottiglietta medicinale, che gli provocò la morte. Tesi avvalorata dal fatto – sostengono i difensori – che nel tappo e nel collo della bottiglietta sono state trovate tracce del Dna del bambino. Aminta Altamirano Guerrero si è sempre professata innocente.