Alcamo: morte bimbo, gip conferma carcere per l’indagata

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Ha retto l’impianto accusatorio della Procura di Trapani: Aminta Altamirano Guerrero, 33 anni, resta in carcere con l’accusa di avere ucciso il figlio, nella sua abitazione nel centro storico di Alcamo, facendogli ingerire un potente farmaco da lei stessa utilizzato per curare la depressione. Il giudice per le indagini preliminari, Lucia Fontana, ha ritenuto fondate le prove raccolte dagli agenti del commissariato di polizia di Alcamo, in collaborazione con la scientifica. Resta quindi fortemente indiziata la donna di origini messicane dell’uccisione del figlioletto, trovato morto nella prima mattinata di lunedì scorso nel suo lettino. Secondo gli inquirenti, le cui prove hanno convinto anche il gip, il bambino non ha potuto ingerire autonomamente quel farmaco come invece raccontato dall’indagata. Le due prove principali restano il fatto che il flacone che avrebbe ucciso il piccolo è stato trovato nella pattumiera perfettamente chiuso e per gli investigatori non è possibile che un bimbo di appena 5 anni sia stato in grado di aprirlo aggirando anche la chiusura di sicurezza; e poi c’è anche la lettera rinvenuta, scritta dalla stessa Altamirano Guerrero, in cui si preannuncia il suo suicidio e quello del bimbo. Per il gip è ipotizzabile che l’indagata abbia costretto il figlioletto ad ingerire il farmaco e poi non sia stata in grado di completare il progetto suicida. Presa evidentemente dal rimorso ha lanciato l’allarme ma quando oramai non c’era più nulla da fare e il figlio era già morto. La trentatreenne invece ha continuato ad asserire sia agli agenti di polizia che al gip di essere innocente e che il figlio autonomamente avrebbe ingerito il farmaco in dose massicce e letali in un suo attimo di distrazione. Per il difensore della donna, l’avvocato Fabio Bognanni, le condizioni di Aminta Altamirano Guerrero “sono assolutamente incompatibili con il regime carcerario”. Secondo quanto fa sapere il suo legale l’indagata è fortemente provata. Il gip ha stabilito che la donna deve restare in carcere ed in isolamento sotto strettissima sorveglianza. Le sue intenzioni suicide non fanno stare per nulla tranquilli gli inquirenti, convinti che potrebbe anche tentare il gesto estremo. La scarcerazione è stata negata anche perché secondo il Gip esisterebbero fondate possibilità che la donna possa fuggire per tornare nel suo paese d’origine in Sudamerica, come confermato da diversi testimoni che conoscevano la giovane mamma. Gli inquirenti hanno continuato a raccogliere moltissime testimonianze e nessuno ha asserito che si sarebbe potuto verificare un simile epilogo. Persino l’arciprete della città ha raccolto informazioni sulla donna da parte di suoi parrocchiani che assistevano la giovane mamma attraverso la San Vincenzo. Il profilo che viene fuori è quello di una mamma affettuosa e premurosa seppur afflitta da tanti problemi economici

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