Alcamo: Monte Bonifato, riprendono gli scavi

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ALCAMO – Riprendono gli scavi archeologici a Monte Bonifato di Alcamo. La Regione ha aperto i termini di un bando di gara che prevede un investimento da 258 mila euro. La scadenza dei termini per le ditte interessate è stata fissata al prossimo 3 aprile, quindi ragionevolmente, se non ci saranno intoppi burocratici, prima dell’estate si dovrebbero riaprire i cantieri. Lavori che dureranno 5 mesi, secondo capitolato d’appalto. I fondi sono stati stanziati a seguito della presentazione di un progetto che mira alla valorizzazione della Riserva naturale orientata del Bosco d’Alcamodove già tempo addietro sono stati fatti degli scavi dietro controllo serrato del gruppo archeologico Drepanon:

I lavori consistono nello scavo archeologico della zona dove insistono l’insediamento dell’età del ferro e di quella attigua al sistema delle cisterne. Inoltre vi sarà un restauro diretto delle stesse cisterne e la recinzione e messa in sicurezza delle aree oggetto degli interventi. Mont Bonifato è diventato da qualche tempo un vero e proprio riferimento per l’archeologia. Esattamente da quando vennero fuori i resti di un’abitazione addirittura di 7 secoli prima della nascita di Cristo. Il Drepanon ha diretto gli scavi dal 2007 al 2010 portando al rinvenimento di numerosi reperti di ceramiche protostoriche, considerati di grande interesse archeologico e presentati alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. Attualmente gli scavi archeologici effettuati a Monte Bonifato sono 6. In 4 sono stati rinvenuti reperti dell’età medioevale mentre in due sono stati scoperti i resti degli insediamenti risalenti all’età arcaica. Tra le rovine celate sotto il terreno della montagna, nello scavo più ampio ed importante, è stata rinvenuta una casa arcaica risalente al VI°-VII° secolo avanti Cristo, la più importante tra le scoperte fatte.

Una struttura abitativa che possiede caratteristiche uniche che non sono presenti nemmeno nel sito archeologico di Segesta. Monte Bonifato custodisce quindi un valore archeologico e naturalistico immenso. Tra le tante altre scoperte fatte anche diversi reperti di cocci di ceramica e bronzo custoditi in teche conservate all’interno del museo Baglio Anselmi di Marsala.

 

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