Alcamo marina, scatta il divieto di balneazione nella zona Canalotto

Sino al prossimo 31 ottobre scatta il divieto di balneazione in un tratto di costa di Alcamo marina. L’ordinanza è stata emanata dal sindaco Domenico Surdi e ricalca quella che ogni anno viene adottata dai suoi predecessori. Il primo cittadino non ha fatto altro che prendere atto della comunicazione della Regione dei giorni scorsi in cui si confermava il cattivo stato delle acque antistanti la zona Canalotto. Motivo per cui, in base alla classificazione della balneazione del mare e delle coste del territorio siciliano per l’anno 2017, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, è arrivato il divieto di balneazione alla Foce del Torrente Canalotto. Il sindaco impone il divieto 100 metri ad est e 100 metri ad ovest della foce, per un totale quindi di 200 metri di interdizione alla balneazione. Lo stesso sindaco ha inviato l’atto a vigili urbani, carabinieri e agenti di forza pubblica che sono sollecitati a fare rispettare tale divieto. Per i trasgressori prevista una sanzione amministrativa pari a 200 euro in misura ridotta. Un problema oramai datato quello di Alcamo Marina, certificato come ogni anno dal Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie ed Osservatorio Epidemiologico che, attraverso l’analisi delle acque lungo la costa alcamese, individua sempre un alto tasso di inquinamento alla foce del Canalotto. Storia controversa ed oramai anche ampiamente consolidata, purtroppo, quella inerente Alcamo marina, uno dei tanti scempi ambientali in salsa siciliana. Un tratto di costa tra i più devastati dal cemento selvaggio dove l’effetto abusivismo, il cui boom si registrò specie tra gli anni ’50 e ’60, proseguendo per i due decenni successivi in maniera sempre più incontrollata, continua ancora a farsi sentire pesantemente. A testimoniare ciò le valanghe di pratiche che ogni giorno arrivano sui tavoli degli uffici del settore Urbanistica del Comune. Una storia fatta soprattutto di abusivismo che ha lasciato il suo solco profondo in una città devastata da immense colate di cemento selvaggio, tanto da essere costretti oggi ad Alcamo marina in particolare ad assistere a scene raccapriccianti di enormi immobili ad un tiro di schioppo dal mare. Come il ‘Sacco di Palermo’, questa zona venne di fatto sacrificata a una gigantesca speculazione edilizia e all’abusivismo, con conseguenze che non hanno tardato ad arrivare: oltre infatti al danno arrecato per via del mancato sfruttamento della zona ai fini turistici, si aggiunge il degrado ambientale.