Alcamo. La morte di Lorenz. Condanna per omicidio, al via processo in appello

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La relazione del procuratore generale della Corte d’assise di Palermo ha aperto ieri il processo su una vicenda che scosse l’opinione pubblica alcamese. La morte di un bambino di 5 anni, ucciso dalla madre, che si è sempre professata innocente ma che in primo grado è stata condannata a 24 anni dai giudici del tribunale di Trapani. La vicenda è quella di Aminta Altamirano Guerrero, la donna messicana condannata per l’omicidio del figlio Lorenz di 5 anni, trovato morto sul suo letto dell’abitazione della via Amendola di Alcamo il 13 luglio di tre anni fa.  Numerosi elementi inchioderebbero Aminta di fronte alle sue responsabilità e sono stati illustrati ieri del procuratore generale che ha fatto un excursus delle motivazioni della sentenza di primo grado con prove, che se pur indiziarie, sono state determinanti e lo potrebbero essere anche per la sentenza di appello, prevista per la fine di gennaio 2019. Il Procuratore generale nella sua relazione ha sottolineato che  a mettere Aminta di fronte alla terribile accusa e alle sue responsabilità, la  lettera trovata dalla polizia di Alcamo, accartocciata in una sua borsa, il cui contenuto sarebbe una sorta di testamento: insomma una presunta volontà di farla finita. La dichiarazione di Enzo Renda sul contenuto di una telefonata fatta all’ex compagno la sera prima della morte di Lorenz. E ancora un concitato sms inviato ad un’amica e infine gli esiti delle perizie sul contenuto di quel flaconcino che bevve in piccolo Lorenz. La difesa sostenuta dagli avvocati Saro Lauria e  Caterina Gruppuso è pronta a dare battaglia e punterà in particolare contestando  il  quantitativo del medicinale ingerito dal piccolo Lorenz, come risulterebbe dagli esami medico-legali e sul fatto che nella bottiglietta non sono state trovate impronte digitali e tracce di Dna di Lorenz. Prossima udienza il 21 dicembre per le conclusione del Pg e parte civile. Il 15 gennaio la parola passerà agli avvocati Lauria e Gruppuso, che chiederanno l’assoluzione.