Alcamo, intimidazione a dirigente dell’Aimeri ambiente

0
471

ALCAMO – E’ di proprietà dell’Aimeri Ambiente l’auto andata a fuoco all’alba di ieri in via Baldassare Massa, stradina che si trova nel cuore del quartiere di Sant’Anna. E certamente si è trattato di un incendio doloso. Emergono importanti e sostanziali sviluppi nell’ambito dell’indagine della polizia per il rogo che ha coinvolto due auto: il vero obiettivo degli attentatori era il mezzo dell’Aimeri in uso ad un dirigente della stessa società che gestisce ad Alcamo ed in altri Comuni della provincia trapanese il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. L’uomo, 49 anni alcamese incensurato, come sempre aveva posteggiato il mezzo dell’azienda sotto la sua abitazione. Ma ieri intorno alle 5 qualcuno l’ha incendiato e totalmente distrutto. Poi le fiamme si sono propagate anche all’auto vicina, una fiat Punto di proprietà della moglie del dirigente dell’Aimeri, danneggiata solo parzialmente all’altezza del vano motore. Il quarantanovenne alcamese è stato ascoltato in commissariato ma non ha saputo fornire alcuna indicazione utile agli inquirenti. Avrebbe detto di non avere idea del motivo per cui qualcuno abbia incendiato il mezzo aziendale, né di avere mai avuto in passato minacce o altre ipotetiche vicende che possano destare un certo sospetto. Ora resta da capire alla polizia il movente: il raid incendiario è stato diretto all’azienda o specificatamente al dirigente che ne faceva uso? Su questo fronte stanno lavorando gli investigatori che al momento non tralasciano alcun elemento a loro disposizione. Appare comunque abbastanza remota la possibilità che qualcuno abbia incendiato il mezzo di una società per colpire un suo dipendente. E’ invece più verosimile credere che il messaggio intimidatorio sia rivolto all’azienda e molto probabilmente all’attività lavorativa dello stesso dirigente, anche se non si tralasciano neanche altre ipotesi. Recentemente l’Aimeri è finita di riflesso nel calderone di un’indagine della Procura di Trapani nell’ambito di una presunta compravendita di posti di lavoro che sarebbe sta tatuata, secondo l’accusa, dall’allora senatore alcamese Nino Papania nel periodo elettorale del 2012, quando poi vinse l’attuale sindaco Bonventre le elezioni supportato proprio dal parlamentare. Lo stesso Papania rimase coinvolto in un attentato: davanti la porta della sede del suo studio personale in via Roma fu piazzata una bomba carta. Si scoprì successivamente che gli autori erano persone che avrebbero compiuto il gesto perché non più assunti nonostante le promesse fatte da Papania.