Alcamo: incendiato furgone, è intimidazione

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ALCAMO – Una bottiglia in plastica lasciata a due passi dal furgone. Il messaggio è chiaro e inquietante ed assume i contorni d una vera e propria intimidazione. I carabinieri della compagnia di Alcamo hanno aperto un’indagine sull’incendio appiccato questa notte ai danni di un furgone posteggiato ad Alcamo nello spiazzo del Piano Santa Maria, a due passi dalla chiesa. Il mezzo, un Fiat Ducato, risulta essere intestato ad un tunisino di 40 anni, di professione ambulante, da tempo residente ad Alcamo dove lavora e abita. Per lui nessun precedente penale ma un rapporto molto difficile con alcuni connazionali residenti sempre nella cittadina alcamese: in passato è stato coinvolto in alcune lite. Ed è questa la pista che al momento stanno seguendo i militari dell’Arma anche se non viene esclusa nessun’altra ipotesi in queste prime battute dell’indagine. L’allarme al centralino dei vigili del fuoco è scattato intorno alla mezzanotte. Il tempestivo intervento dei pompieri ha evitato danni ben peggiori. Le fiamme, che si erano sviluppate altissime, sono state subito domate e circoscritte. In questo modo è stato evitato che venisse danneggiato l’intero furgone: ad andare distrutta soltanto la parte anteriore. Il Ducato peso di mira veniva usato quotidianamente dal tunisino per svolgere la sua attività di ambulante e per trasportare la merce che trattava nei vari mercati. E’ quindi ipotizzabile che chi ha incendiato il furgone lo volesse fare per danneggiare in modo mirato l’uomo e difatti non si esclude la possibilità che i contrasti siano proprio sorti in ambito lavorativo, per questioni di concorrenza. Sul dolo non ci sono dubbi in quanto sul posto i militari dell’Arma ed i pompieri hanno rinvenuto una bottiglia in plastica contenente del liquido infiammabile. Dunque gli incendiari si sono serviti di questo oggetto per innescare il rogo. Il quarantenne è stato interrogato in caserma ed ha confermato i suoi contrasti con alcuni connazionali nel recente passato. Ecco perché gli inquirenti hanno ristretto la cerchia dei sospettati. Al momento invece sembrano essere scartate le ipotesi che ci possano essere dietro le mani della criminalità dal momento che il tunisino sembra essere abbastanza distante da questi ambienti pericolosi e non pare esserci alcuna relazione. Si allunga quindi la scia di attentati con il fuoco: l’ultimo si è verificato all’alba de 30 ottobre scorso quando sempre ad Alcamo fu incendiata l’auto di servizio di un dirigente dell’Aimeri ambiente, la società che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in città. In quel caso ad indagare è la polizia.