Alcamo, il re dell’eolico incastrato nella movida selvaggia

ALCAMO. Anche il famoso “re dell’eolico” finisce nel tritacarne dei controlli a tappeto della movida selvaggia dei carabinieri di Alcamo. Si tratta di Vito Nicastri, 59 anni, imprenditore, beccato alla guida dell’auto pur avendo revocata la patente, conseguenza del suo burrascoso passato. L’uomo, già condannato a 4 anni di carcere per omessa dichiarazione fiscale e truffa ai danni dello Stato e sotto processo anche perché ritenuto legato a doppio filo alla mafia del trapanese, in atto sorvegliato speciale, è stato denunciato per “guida senza patente”. Durante i posti di blocco attivati in questi giorni dai militari dell’Arma, Nicastri è stato fermato alla guida del veicolo di sua proprietà ma alla richiesta di esibire la patente non ha potuto far altro che beccarsi la denuncia. Quindi un’altra tegola per l’imprenditore con la passione per il vento, certamente la meno problematica rispetto alla sua storia personale. I riflettori della giustizia su di lui si sono accesi quando Nicastri ha cominciato la sua personale “scalata” nel mondo dell’imprenditoria: è partito realizzando e vendendo, chiavi in mano, parchi eolici, con ricavi milionari. Da Trapani a Messina, da Enna a Catania, l’imprenditore alcamese non aveva rivali nel campo dell’energia pulita. Le indagini del centro operativo Dia di Palermo nel tempo hanno svelato che Nicastri avrebbe potuto contare sulla protezione di Cosa nostra. Gli investigatori parlano di “contiguità”, che si sarebbe tradotta in “Comunanza di interessi, una lunga attività di fiancheggiamento e di scambio di reciproci favori, una rapporto fondato sulla fiducia e sui vicendevoli vantaggi che ne possono derivare”. In ogni piazza d’investimento Nicastri avrebbe trovato un partner criminale: da Matteo Messina Denaro, nella provincia di Trapani; a Salvatore Lo Piccolo nel palermitano; agli ‘ndranghetisti di Platì, Africo e San Luca. Una delle prove che incastra Nicastri è in un pizzino ritrovato nel covo di Giardinello dove vennero arrestati dalla polizia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, il 5 novembre 2007: “Nicastro di Alcamo – era scritto – continuare con Scinardo. Escludere i fratelli Severino. Ok”. Il messinese Mario Giuseppe Scinardo è un altro imprenditore col pallino dell’eolico, anche lui avrebbe intrattenuto rapporti equivoci con esponenti della criminalità organizzata. I fratelli Severino citati nel pizzino sono invece imprenditori della provincia di Catania, che evidentemente i boss dovevano tenere fuori da un affare per la realizzazione dell’ennesimo parco eolico. In quelle poche righe scritte dai Lo Piccolo c’è l’essenza dei rapporti fra boss e imprenditori, per orientare il mercato. Vito Nicastri, in Sicilia, era il “re del vento”. Secondo la Dia in nome e per conto di Matteo Messina Denaro, che da tempo ha messo le mani sulla green economy.