Alcamo, fuoco al portone della sala dei Testimoni di Geova: giallo sul modus operandi

Appare come un vero e proprio rompicapo l’incendio che è scoppiato ieri in pieno giorno ad Alcamo. Ad essere presa di mira la sala dove svolgono la loro attività e le relative funzioni i Testimoni di Geova. Qualcuno, poco dopo mezzogiorno, ha appiccato le fiamme al portoncino d’ingresso secondario alla “Sala del regno” che si trova in Cortile Agazzi, stradina che collega corso dei Mille con il quartiere del Villaggio regionale. Nessun dubbio sul dolo: i vigili del fuoco del locale distaccamento, intervenuti nell’arco di pochissimi minuti, hanno trovato evidenti tracce di liquido infiammabile, si presume benzina. Alla fine le fiamme sono state circoscritte al solo portone in legno, che si è parzialmente danneggiato con la relativa vetrata incastonata al suo interno. Solo qualche bruciatura lieve si è registrata nell’ingresso in marmo e lateralmente nel prospetto. Ad aprire un’indagine sull’episodio il commissariato di polizia che ha richiesto in ausilio l’intervento della polizia scientifica. Gli agenti hanno effettuato una serie di rilievi alla ricerca di qualche elemento indiziario che possa in qualche modo ricondurre agli autori del raid. Ciò che lascia perplessi è il fatto che chi ha appiccato le fiamme non ha avuto il timore di farlo alla luce del sole e fra l’altro scegliendo una giornata poco propizia. Difatti ieri era in corso di svolgimento in quel momento il tradizionale mercatino settimanale che porta centinaia di persone in zona Villaggio regionale, rendendo quindi anche abbastanza trafficata la strada in cui si trova la struttura di culto realizzata all’incirca 7 anni fa. Inoltre l’immobile è dotato anche di un sistema di videosorveglianza e le immagini saranno visionate dagli inquirenti nella speranza di poter identificare gli incendiari. A lanciare l’allarme sono stati alcuni passanti che, notando per l’appunto il fumo, hanno subito chiamato i soccorsi. Per il momento le indagini della polizia vanno avanti sotto il più stretto riserbo: l’anomalia del raid rende ancora più difficoltosa la ricostruzione dei fatti e soprattutto la ricerca di un possibile movente. Alcuni responsabili della struttura sono stati ascoltati dagli agenti ma non hanno fornito elementi che possano in qualche modo dare una spinta propulsiva alle stesse indagini: tutti hanno evidenziato la pacifica convivenza dei Testimoni di Geova con il quartiere e di non sapersi quindi spiegare chi eventualmente possa avercela con loro al punto da danneggiare il portoncino dell’immobile.