Alcamo-Ex vigile urbano infedele, Comune avvia il recupero di 150 mila euro

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Il Comune di Alcamo fa sul serio e avvia le procedure per il recupero dei 150 mila euro che l’ex vigile urbano infedele, Matteo Mattatresa, dovrà versare al municipio. L’agente, oggi in pensione, da responsabile dell’ufficio Verbali è stato recentemente condannato dalla Corte dei conti della Regione Sicilia: 75 mila euro li deve riconoscere per i verbali che avrebbe illecitamente intascato e l’altra parte quale danno d’immagine per il municipio. La sentenza è stata emessa dalla sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti che quindi sconfessa i giudici di primo grado che avevano quantificato in soli 20 mila euro il risarcimento per danno d’immagine, sulla base di un ricorso della Procura generale. Con determinazione del dirigente del Settore Economico-finanziario, Sebastiano Luppino, e del vicecomandante dei caschi bianchi Giuseppe Fazio viene data esecuzione alla sentenza con recupero della somma in favore dell’ente. Mattatresa, secondo quanto appurato dai suoi stessi colleghi che avviarono delle indagini nei suoi confronti nel 2007 quando era ancora in servizio, avrebbe intascato i soldi delle multe emesse dai caschi bianchi, creando quindi un danno patrimoniale all’ente. Le indagini sono state portate avanti con prove schiaccianti da parte degli agenti, raccolte dopo avere avuto sospetti e denunce ben circostanziate da parte delle vittime del raggiro. L’ex vigile avrebbe aggirato l’ostacolo optando per un piano semplice quanto ingegnoso: in pratica per multare le ignare vittime delle strada l’uomo forniva bollettini falsi. Il nodo venne al pettine quando alle stesse persone multate sono successivamente arrivati i bollettini questa volta ufficiali del comando di polizia municipale con la cifra da pagare. Le vittime del raggiro, infuriate, si sono presentate negli uffici dei caschi bianchi esibendo il tagliando del pagamento già effettuato ma con un bollettino in realtà fasullo, non in uso in quel momento allo stesso comando. Dopo le prime proteste sono partite le indagini e i colleghi di Mattatresa si sono subito resi conto del sistema adottato. Ne è scaturito un processo penale che ha visto l’imputato chiedere il patteggiamento: è arrivata quindi la condanna per peculato.