Alcamo Emergenza povertà, preoccupanti i nuovi dati

0
2073

Già di buon mattino una decina di donne musulmane che indossano il hijab, il velo che copre solo i capelli, con marito e bambini erano sedute ieri sui gradini della chiesa dei Santi Paolo e Bartolomeo, attigui al centro della Caritas che si trova al numero civico 173 del corso VI Aprile di Alcamo. Il Centro apre il lunedì dalle 16 alle 18,30 e il giovedì dalle 9,30 alle 12.  Assieme a questa folta schiera di musulmani in attesa anche indigenti alcamesi che aspettavano l’apertura per cercare di ottenere abbigliamenti. In questa sede, infatti si donano, capi di vestiario.

Il dramma della povertà, secondo stime delle parrocchie che aiutano alcamesi, extracomunitari e romeni, toccherebbe almeno 2 mila e 500 persone in città. Ed un episodio figlio della disperazione, quello  accaduto alla fine dello scorso luglio, testimonia le difficoltà di tante persone. Infatti nella via sant’Oliva si  sfiorò una tragedia quando  una donna di 51 anni con una figlia a carico minacciò di gettarsi dalla terrazza dell’abitazione di via Santa Oliva. Avrebbe fatto un volo di 12 metri se non fossero intervenuti il capitano dei carabinieri Giulio Pisani che l’ha distolta dal compiere l’insano gesto e il sindaco Domenico Surdi.

La distribuzione di pasti caldi, abbigliamento e generi alimentari nelle parrocchie sono il detonatore di una situazione di grave  disagio, legata soprattutto alla mancanza di lavoro con tante famiglie alcamesi che vivono di stenti e in qualche caso senza servizi perché non pagando le bollette è stata “tagliata” la luce elettrica. L’arte di arrangiarsi per molti alcamesi è diventata la via obbligata per qualche lavoretto quasi sempre in nero. Soffrono i pensionati con reddito minimo, molti dei quali hanno rinunciato ad acquistare farmaci essenziali, come raccontano diversi medici di famiglia.

La nuova via crucis per centinaia di persone è rappresentata dal salire i gradini che portano ai Centri di ascolto, gestiti dalle parrocchie. Nella sagrestia della chiesa del Soccorso  della via don Rizzo opera il Centro d’ascolto della chiesa Madre. Il martedì dalle 10 alle 11,30 e il venerdì dalle 17,30 alle 19 gruppi di volontari, a turno ricevono persone che vivono il dramma dello stato di assoluta necessità perché privi di qualsiasi sostentamento. Le richieste riguardano soprattutto, stessa cosa negli altri Centri di ascolto, il pagamento delle bollette di luce, acqua, rifiuti. Il Comune nel bilancio di previsione 2018 ha stanziato 40 mila euro per l’assistenza. Pochi rispetto alle centinaia di domande di sostentamento.

Nella parrocchia di Santa Maria di Gesù  funziona il Polo caritativo “Beato Arcangelo”, gestito dai frati minori. Ogni giorno assistono una quarantina di famiglie per un totale di 200 persone prevalentemente alcamesi ai quali vengono donati generi alimentari e cibo per i bambini, offerte dal Banco alimentare. Latte, carne, corredini, omogeneizzati richiesti alle parrocchie da cittadini di fede diverse: cattolici, ortodossi e musulmani. Alimenti arrivano anche grazie all’Agea, agenzia alimentare prodotti agricoli. Molto attiva la Caritas che fornisce ogni giorno 40 pasti caldi per la cena. Secondo stime le parrocchie aiutano quasi 2 mila e 500 persone. Il quartiere dove si registra il maggiore tasso di richieste al Comune per contributi proviene dal quartiere “Maria Ausiliatrice” villaggio regionale. E in alcune parrocchie durante la distribuzione non mancano tensioni e momenti di protesta perché non possono essere esaudite le richieste di tutti. Di solito la distribuzione di generi alimentari avviene a turno nelle varie parrocchie. Cercano di venire incontro agli indigenti anche gli operatori del Comune, dove le risorse finanziarie sono spesso carenti e quindi difficilmente si possono esaudire le richieste di tutti. E’ allarme povertà ad Alcamo  perché i boatos di aiuti alle parrocchie e al Comune arrivano anche da persone, oggi ex benestanti, che nessuno ad Alcamo si immaginava che si potessero trovare in drammatiche ristrettezze economiche. E intanto decine di giovani laureati e non emigrano nel nord Italia e all’estero per potere condurre, grazie al lavoro una vita normale e farsi una famiglia.