Conclusi gli interrogatori di garanzia, il Gip di Trapani ha confermato le misure cautelari per tutti e 11 gli indagati nell’ambito dell’operazione “Regina di cuori” che ha messo in luce una banda criminale, sgominata dalla polizia, che operava tra Alcamo, Castellammare del Golfo, Mazara del Vallo e Marsala nell’ambito dello spaccio della droga e che metteva a segno anche furti, danneggiamenti, intimidazioni ed estorsioni. Dopo la scena muta degli unici quattro che al momento hanno la custodia cautelare in carcere, quindi Salvatore Regina di 58 anni, il figlio Gaetano di 26, il cognato Antonino Virgadamo di 43 e il cugino omonimo Salvatore Regina di 39, è toccato a tutti gli altri. Dopo averli interrogati evidentemente per il gip non è cambiato il quadro probatorio e non sono venute meno anche le esigenze cautelari. Dunque conferma dei domiciliari con braccialetto elettronico per i rumeni Flavius Gabriel Abuhnoaie, 30 anni, Constantin Florin Dumitru, 34 anni, e Daniel Vasile Suna, 31 anni, e per il castellammarese Salvatore Sclafani, 26 anni; resta anche l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e l’obbligo di dimora per Rosa Casto, 58 anni, e Anna Maria Virgadamo, 54 anni, entrambe di Alcamo. A loro si uniscono altri 5 indagati che sono stati soltanto denunciati e quindi a piede libero: Andrea Cataldo di 50 anni, Giuseppe Coppola di 57, Mario Finocchio di 59, Daniela Giardina di 45 ed infine Emanuele Trupiano di 25 anni. Il dominus di questa operazione, secondo l’accusa, è Salvatore Regina classe ’60, accusato di avere allestito due grandi piantagioni di marijuana del valore sul mercato di circa 120 mila euro. Affare che avrebbe realizzato con il pregiudicato italo americano, in odor di mafia, di Castellammare del Golfo Giuseppe Galatioto, 62 anni, soggetto conosciuto poiché già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza per mafia per aver favorito gli interessi del killer di Cosa nostra castellammarese Agostino Lentini, già arrestato l’estate scorsa. Gli altri 5 denunciati sono stati destinatari di perquisizioni e contestuale notifica di informazioni di garanzia. Tra i reati contestati a vario titolo la detenzione, il trasporto, le cessioni e la coltivazione di sostanze stupefacente, estorsione, ricettazione, tentato incendio, traffico di armi alterate e di fabbricazione straniera, tentato furto in abitazione, favoreggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. La banda si reggeva sulla produzione e spaccio di stupefacenti, con interessi che arrivavano sino a Marsala e Mazara del Vallo. Ad essere documentate anche estorsioni come quella ai danni di un pregiudicato castellammarese per costringerlo a pagare un debito contratto per degli acquisti di stupefacente. Vi è anche un tentato furto in abitazione a Marsala, la detenzione illecita di armi, nella fattispecie un fucile a pompa di fabbricazione statunitense, un fucile a canne mozze risultato essere rubato, un fucile a ricarica (stesso modello utilizzato per l’assassinio del Presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy) e munizionamento vario. Grazie alle intercettazioni ambientali, telefoniche e video veniva contestato agli indagati anche la fase organizzativa di numerosi furti che la banda voleva consumare nei confronti di alcuni villini nel territorio carinese e l’organizzazione di un grave atto incendiario che stava per essere messo in piedi ad un finanziere oramai in pensione.

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