Alcamo: costi consiglio comunale, regolamento ai raggi X

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ALCAMO – Sarà rimesso mano al regolamento per il funzionamento del consiglio comunale. Una modifica che è quasi matura e che parte essenzialmente da un’iniziativa del presidente del consiglio comunale di Alcamo Giuseppe Scibilia. L’intenzione è quella di snellire le attività consiliari ma soprattutto si punta alla tanta auspicata diminuzione dei costi della politica. Provvedimento che brucia di fatto l’istanza presentata in questi giorni dall’associazione locale Modi che da tempo sta portando avanti proprio una crociata contro gli aumenti dei costi della politica sulle spalle del Comune e di conseguenza dei contribuenti. “Stiamo portando avanti un lavoro importante – precisa il presidente del consiglio Giuseppe Scibilia – che scaturirà a breve con il varo delle modifiche al regolamento. In questo modo vogliamo dare il nostro contributo  ovviamente nel rispetto comunque dei vari organi istituzionali”. Messaggio forte e chiaro quello di Scibilia che ci tiene a sottolineare il fatto che da presidente del consiglio non ha poteri tali da dare vita ad un taglio dei costi degli organi consiliari. Secondo un calcolo effettuato da Modi, sulla base degli stanziamenti di bilancio effettuati dal Comune di Alcamo nel 2013, il consiglio comunale è costato oltre 530 mila euro. In tal senso l’associazione ha organizzato convegni e persino una raccolta firme, con oltre un centinaio di aderenti, in cui vengono espressi dei dubbi sulla legittimità della remunerazione con gettoni di presenza per le commissioni consiliari. Da un raffronto con altre grandi città emerge una sproporzioni incredibile tra Alcamo e ad esempio città come Ferrara e Pavia che affrontano costi per i consiglieri di appena 100 mila euro all’anno, cioè quattro volte meno di Alcamo. per non parlare poi anche dei rimborsi: Dalle casse del municipio alcamese nel 2013 sono stati stanziati ben 130 mila euro. Tutto ciò per effetto di questi gettoni di presenza che appesantiscono il bilancio comunale per effetto di una decisione che risale al 2002. In sostanza nel dicembre di quell’anno il consiglio comunale deliberò di aumentarsi il gettone da 53 a ben 80 euro, con una impennata quindi del 75 per cento. Decisione questa che continua quindi a incidere pesantemente: infatti, nonostante nel corso degli anni questi emolumenti sono stati via via diminuiti, si è arrivati ad un singolo gettone che oggi è pari a 60,75 euro, comunque superiore sempre a quello fissato nel 2002. Da considerare che nella vicina Trapani, capoluogo di provincia che ha il doppio degli abitanti di Alcamo, il gettone è pari a 65 euro. Modi ha chiesto in una nota ufficiale al sindaco Sebastiano Bonventre di revisionare il regolamento comunale con il fine per l’appunto di porre un argine ai costi delle commissioni consiliari. Il primo cittadino si è detto in linea di principio favorevole all’abbattimento di questi costi ma impossibilitato ad intervenire per il principio di autonomia dell’organo deliberante, per l’appunto il consiglio comunale in questo caso.

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