Alcamo-Castello Calatubo a rischio, si attende visita del ministro

Una bandiera della Regione Sicilia da ieri svetta sul Castello di Calatubo di Alcamo, esempio di un bene culturale molto amato il cui rischio di perdersi purtroppo è sempre dietro l’angolo. A tenere alta l’attenzione l’associazione “Salviamo il Castello di Calatubo” che sta continuando nel suo lavoro di sensibilizzazione. Così, dopo avere incontrato nei giorni scorsi il Commissario straordinario del Comune di Alcamo Giovanni Arnone e tutti i politici locali, è stata la volta dell’Europarlamentare Ignazio Corrao, del Vice Presidente dell’Ars Giuseppe Lupo, dell’assessore regionale ai Beni culturali Antonio Purpura. Prossimo obiettivo sarà l’incontro con il ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini. Ieri, su incarico dell’assessore regionale ai Beni culturali, è venuto il Capo della Segreteria Tecnica dello stesso assessorato, Nello Caruso, che ha voluto visitare il Castello di Calatubo. “Per l’occasione abbiamo innalzato su uno dei pennoni del Castello la nostra bandiera siciliana – afferma l’associazione Salviamo il castello di Calatubo – ricordando a chi di dovere che 72 mila persone lo hanno eletto come il luogo più votato della Sicilia e di tutto il meridione. 72 mila persone rivendicano l’immediata salvezza di tutto il Castello prima che, ciò che ancora resta, diventi soltanto un cumulo informe di antichissime pietre senza memoria”. Infatti serve al più presto un intervento massiccio di restauro: negli anni scorsi si verificarono alcuni crolli, causati dal degrado e ovviamente dalle intemperie atmosferiche. Oggi il Castello non è agibile per via delle sue precarie condizioni strutturali. La cappella sarà oggetto di recupero con i 30 mila euro che sono stati vinti nell’ambito dell’ultima campagna del censimento Fai sui luoghi da riscoprire, grazie al terzo posto raggiunto attraverso i voti on line e cartacei che sono stati racimolati soprattutto all’associazione ‘Salviamo il Castello di Calatubo’ attraverso un lavoro di sensibilizzazione e un tour incredibile che si è sviluppato anche al di fuori della provincia. Iniziativa che ha permesso per l’appunto di arrivare a raggiungere la quota dei 72 mila voti. L’immobile, la cui esistenza è datata attorno all’anno mille, cessata la sua funzione militare si trasformò in masseria a controllo del vasto feudo e fino agli anni ’60 era ancora in buono stato di conservazione, grazie al continuo utilizzo dell’antica dimora che, con pesanti interventi di ristrutturazione aveva consentito, comunque, il mantenimento delle fabbriche. Poi l’oblio. La fortezza, ormai abbandonata, divenne un ovile. L’azione distruttiva degli animali, il terremoto del 1968 e l’assenza d’interventi condusse al crollo dei solai e infine delle murature.