Alcamo, caso risarcimenti precari: 4 sentenze a favore del Comune, maxirisarcimento solo un brutto ricordo?

0
1152

Niente risarcimento e nessuna assunzione. Sono quattro le sentenze del tribunale del Lavoro di Trapani tutte favorevoli al Comune di Alcamo che riguardano lo spinoso e complesso caso dei precari che hanno chiesto un risarcimento e la stabilizzazione perchè non assunti dopo 36 mesi come imporrebbe la norma, mentre il municipio alcamese ha continuato ad andare avanti di proroga in proroga nei decenni. Il giudice del lavoro, a cui si erano appellati i 4 precari, ha rigettato entrambe le loro richieste ed ha compensato le spese di lite. I lavoratori avevano evidenziato, secondo la loro tesi, che il Comune avesse violato un decreto legislativo del 2001 che prevede la trasformazione di un contratto a tempo determinato a tempo indeterminato quando si superano i 36 mesi continuativi in servizio. Il giudice del lavoro ha condiviso la tesi del Comune, difeso in giudizio dal segretario generale Vito Bonanno, in quanto il decreto del 2001 escluderebbe la possibilità di operare la conversione del rapporto a tempo determinato: “Tale divieto – scrive il giudice del lavoro Mario Petrusa nella sentenza – è stato ritenuto compatibile con l’ordinamento comunitario purché accompagnato da altre misure equivalenti, idonee ad assicurare al dipendente pubblico una tutela di peso analogo a quella predisposta nel settore privato ai dipendenti comparabili. In sostanza, il solo strumento di tutela applicabile è quello risarcitorio, quindi, la domanda avanzata in via principale va rigettata”. Ma anche sul risarcimento richiesto il tribunale lascia i contrattisti con un pugno di mosche in mano. Ognuno di loro aveva richiesto 15 mila euro quantificato come “risarcimento danni”. Il giudice Petrusa in questo caso ha motivato il rigetto della domanda facendo riferimento alla Corte d’Appello di Palermo in una recente pronuncia, riconoscendo l’assunzione a suo tempo del precario come “contratto e rapporto di lavoro definito nel quadro di un programma specifico di formazione, inserimento e riqualificazione professionale pubblico o che usufruisca di contributi pubblici”. Questo fa sì che si possa far riferimento a sua volta alla corte di giustizia Europea che in una sentenza del 2012 sostenne per l’appunto che “i contratti di lavoro stipulati con gli ex Lsu sono stati adottati nell’ambito di un programma regionale finanziato da contributi pubblici” e per questo sono esclusi dal campo di applicazione del riconoscimento del diritto alla conversione del contratto. Il Comune di Alcamo tira quindi un sospiro di sollievo se si considera che le prime cause nel 2017 furono perse davanti al giudice del lavoro ma semplicemente perchè non si portò avanti questa tesi difensiva messa nera su bianco dal segretario Bonanno. Anche sulle prime cause perse il Comune ha presentato appello. La vicenda quando venne fuori preoccupò anche il consiglio comunale per il possibile “buco” alle casse del Comune se tutti i precari avessero fatto ricorso. Queste ultime quattro sentenze aprono altri scenari.