Alcamo: caso pedemontana, Comune parte civile

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ALCAMO. Comune di Alcamo parte civile al processo per il caso sulle lottizzazioni abusive sulla fascia pedemontana. Lo ha deciso la giunta guidata dal sindaco Sebastiano Bonventre che ha dato incarico al dirigente del Settore Affari legali, Giovanna Mistretta, di difendere le ragioni dell’ente municipale al processo al tribunale di Trapani. Sono sei gli imputati in questo troncone giudiziario: si tratta dell’ex dirigente del Settore Urbanistica del Comune, Gianbattista Impellizzeri, il suo vice all’epoca, l’architetto Gaspare Fundarò, un altro architetto Gabriella Longo per conto di un privato, il proprietario del terreno Mario Galbo, l’imprenditore Giuseppe Messana e il consigliere comunale, nonché progettista in questo caso, Alessandro Calvaruso. Secondo quanto ripotato nella delibera di giunta i sei imputati sono stati iscritti dalla Procura di Trapani nel registro degli indagati “per avere realizzato, in concorso fra loro, lavori di costruzione in contrasto con le prescrizioni tecniche degli strumenti urbanistici”. Ieri si sarebbe dovuto aprire il processo ma è stato rinviato tutto al 7 maggio in quanto il giudice che avrebbe dovuto seguire il processo è stato trasferito, motivo per cui la procura dovrà procedere ad un’altra nomina. Il caso della pedemontana è esploso in tutto il suo clamore lo scorso anno: ad accendere i riflettori furono i pubblici ministeri Rossana Penna e Franco Belvisi i quali cominciarono a effettuare una serie di verifiche constatando che ci sarebbero state delle lottizzazioni che in realtà non si sarebbero potute realizzare, secondo lo strumento urbanistico. Un vero e proprio scandalo che venne alla luce a seguito della tragedia che si verificò proprio in questa fascia di territorio nel 2012: un operaio edile di 60 anni morì mentre stava lavorando in un cantiere in una traversa del prolungamento di Via Kennedy. La vittima era intento alla costruzione di un muro di recinzione quando a causa di una frana, la struttura ha ceduto, facendo cadere addosso all’uomo circa un metro e mezzo di terra e calcinacci. Per questo episodio è stato aperto un altro processo, che non ha nulla a che fare con quello per cui si è costituito adesso in giudizio il Comune. “Io sono assolutamente tranquillo – afferma il consigliere Calvaruso, tra gli imputati -. Dal 2001 al 2012 il Comune rilasciò concessioni in tutta la fascia pedemontana. Oggi alcuni dirigenti tecnici del Comune smentiscono se stessi, sostenendo che lì non si poteva costruire dopo però avere firmato le relative concessioni edilizie negli anni passati”. Secondo gli accertamenti della procura alcune lottizzazioni vennero realizzate in zona ricadente nel Piano di utilizzazione dell’area di protezione della Riserva naturale orientata Bosco d’Alcamo in assenza dell’autorizzazione della Soprintendenza di Trapani.