Alcamo: casa sequestrata, si suicida

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ALCAMO – Era stato appena sentito dalla direzione investigativa antimafia di Trapani perché risultava proprietario di uno degli immobili posti sotto sequestro all’imprenditore alcamese in odor di mafia Giuseppe Montalbano. Cosa si sia detto con gli inquirenti non è dato sapersi: fatto sta che appena uscito da quegli uffici è andato a casa di sua madre e si è tolto la vita. Macabra e inquietante la fine di Maurizio Pugliesi, 45 anni, alcamese, sposato con tre figli. Ha deciso di farla finita ma i perché sono avvolti nel mistero. Forse l’onta della vergogna nell’avere fatto affari con un uomo di spicco della mafia locale, forse la disperazione perché la casa che aveva appena acquistato se l’è vista sottrarre dallo Stato. In tanti sono increduli e gli amici lo descrivono come una brava persona, ligia al dovere, molto attaccata alla famiglia, gran lavoratore. Da qualche tempo lavorava per l’Anas e aveva anche ottenuto un prestito dalla banca per acquistare proprio quell’immobile che gli era stato venduto da Montalbano. Si sussurra che avesse investito su quella casa tutto ciò che aveva e proprio lì doveva andare ad abitare con la famiglia. Non avrebbe retto al dolore sino all’estremo gesto. La polizia del commissariato di Alcamo ha aperto un’indagine sull’episodio: Pugliesi è stato trovato senza vita, con un cappio al collo, morto per asfissia. Forse per lui solo la sfortuna di avere incrociato la strada di un boss. E non sarebbe oltretutto l’unico ad avere avuto questo tipo di problemi con lo Stato. Diversi altri alcamesi sono incappati nell’acquisto di alcuni immobili realizzato da Montalbano, la cui attività di imprenditore edile lo avrebbe portato a costruire molte civili abitazioni. La Dia di Trapani aveva convocato Pugliesi per capire quali erano evidentemente i rapporti tra lui e il boss, ma soprattutto per comunicargli che quella struttura da lui acquistata era stata posta sotto sequestro e lo rimarrà chissà ancora per quanto tempo. A Giuseppe Montalbano, 44 anni, la Dia trapanese ha posto sotto sequestro nello scorso settembre beni per 10 milioni di euro. E’ indiziato di appartenere a Cosa nostra, è figlio di Pietro, anziano uomo d’onore della famiglia mafiosa di Alcamo, nonché nipote di Nunzio Montalbano, 70 anni, ucciso ad Alcamo la sera del 26 aprile 1991. L’imprenditore è stato indicato come fiancheggiatore nonché prestanome di latitanti alcamesi ed inserito nella cosca capeggiata dall’allora noto capomafia Vincenzo Milazzo, 57 anni, ucciso nel 1994 insieme alla fidanzata Antonella Bonomo.